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Carcere Regina Coeli in vendita: governo Renzi ha deciso

ROMA – Il carcere romano di Regina Coeli in vendita: lo ha deciso il governo Renzi, intenzionato a spostare le carceri in periferia, incassando dalla vendita di quelle nei centri storici delle città. Un penitenziario nel cuore di Trastevere pare troppo. Al quotidiano Il Tempo commenta la notizia una persona che di carceri e carcerati se ne intende: Giovanni Passaro, vicesegretario regionale del sindacato Sappe (il Sindacato autonomo della polizia penitenziaria) e guardia carceraria.

Intervistato da Silvia Mancinelli, Passaro spiega:

“L’idea di spostare le carceri in periferia significa escluderle dalla società, considerandole alla stregua di contenitori di rifiuti umani da allontanare. Oltretutto un’ubicazione centrale permette una maggiore e più agevole presenza di avvocati, magistrati, politici e rappresentanti della comunità esterna che ogni giorno frequentano le strutture”.

A Regina Coeli ci sono novecentodieci carcerati in attesa di giudizio, e quindi in attesa di essere trasferiti in altre strutture. Quasi uno su due è straniero: romeni, albanesi, nordafricani. Ma, dice Passaro,

“alla fine a Regina Coeli ci sono sempre le stesse facce. Clienti “affezionati”. D’altronde, ironia a parte, il problema più grande quando si parla di sistema penitenziario è la recidiva. Fatta eccezione per i criminali incalliti, chi delinque il più delle volte lo fa per mancanza di alternative reali. L’italiano cresciuto ai margini, senza possibilità lavorative, senza appoggi, che si inventa rapinatore o scippatore per sfamare la famiglia o per comprarsi la dose, se tossicodipendente. Poi c’è lo straniero, arrivato da poco e abbandonato a se stesso che sceglie di rubare per tirar su qualche soldo facile”.

Oltre ai soliti “noti” da Regina Ceoli sono passati anche veri e propri personaggi delle cronache:

“Ero di turno quando arrivò Fabrizio Corona. Era al solito arrogante, spocchioso, ma imparò presto che i comportamenti che aveva fuori in carcere doveva evitarli. Un po’ come successe a “Batman”, Franco Fiorito. Pretendeva di non dividere la cella con altri: quando gli feci notare che Regina Coeli non era un albergo e che avrebbe dovuto liberare la branda accanto alla sua, minacciò di denunciarmi. Poi Priebke, ma in quel caso si trattò di una detenzione in isolamento, protetta”.


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