Blitz quotidiano
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Carla Ilenia Caiazzo: “Paolo Pietropaolo rideva mentre mi dava fuoco”

POZZUOLI – “Non ho visto il fuoco, ma l’ho sentito. Quando stavo rinvenendo, lui mi ha detto: vatti a divertire, vai”. A parlare è Carla Ilenia Caiazzo, la donna di 38 anni di Pozzuoli a cui l’ex compagno, Paolo Pietropaolo, diede fuoco il primo febbraio scorso. Incurante anche della bimba che Carla portava in grembo. E che era sua figlia.

La donna, sopravvissuta a quella aggressione quasi letale, ha ricostruito quei momenti con i pubblici ministeri in vista del processo con rito immediato che si terrà il 24 ottobre prossimo.

Il fuoco non l’ha visto. Però l’ho sentito. Avevo tutti i capelli bruciati. Quando stavo rinvenendo, lui mi ha detto: “Ora vatti a divertire, vai”, con una risata perfida che mi è rimasta impressa. Allora ho detto: che mi ha combinato, che mi ha combinato. Poi, quando sono andata nella villa dove mi hanno bagnato con la pompa, mi sono vestita allo specchio. Ho ripetuto: che mi ha combinato. E urlavo”,

ha ricordato Carla davanti ai magistrati, come racconta Dario Del Porto su Repubblica. 

“Lui mi strangolava, e io dicevo: Paolo, la bambina, la bambina. E lui continuava… Quindi ho perso conoscenza; però nel contempo mi sentivo tutta bagnata. Bruciata”.

La piccola è poi riuscita a nascere, anche se prematura, grazie all’intervento dei medici dell’ospedale Cardarelli di Napoli.

Ai magistrati Carla ha dovuto anche spiegare di non aver fatto nulla per provocare Pietropaolo, che quel giorno le aveva chiesto un incontro per consegnarle dei regali per la bambina:

“Non ho detto niente, né di arrogante, non lo so, che potesse provocare una cosa del genere. Niente, niente. Altrimenti io me ne sarei scappata. Lui sembrava pure dolce…”.

Ma le sue intenzioni erano altre.

“Diceva: ti devo infelicitare la vita. Poi dopo, quando se n’è andato a marcia indietro, che io ho ripreso conoscenza, si è fatto una risata, mentre io sentivo i capelli impagliati, la faccia che bruciava da morire”.

L’uomo che le ha fatto tutto questo adesso vuole chiedere di essere sottoposto ad una perizia psichiatrica.

“Quello che è accaduto – si legge nell’ultimo verbale, reso il 12 maggio – è frutto di un raptus causato, ritengo, dall’abuso di un tranquillante che avevo preso. Non volevo uccidere Carla, ma la volevo solo sfregiare”.

Come se questa fosse una scusa.

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