Blitz quotidiano
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Casapesenna, citofoni in paese per proteggere boss Casalesi

Secondo l'accusa l'ex sindaco di Casapesenna, Fortunato Zagaria, fece installare nel paese una rete clandestina di citofoni con i quali il boss latitante dei Casalesi poteva comunicare coi suoi luogotenenti

NAPOLI – Fece installare in tutto il paese una rete clandestina di citofoni per consentire al boss latitante dei Casalesi, Michele Zagaria, di comunicare coi suoi luogotenenti. Scrive Mary Liguori sul Mattino che è la nuova accusa che la Dda di Napoli muove all’ex sindaco di Casapesenna, nonché omonimo del boss, Fortunato Zagaria. Secondo l’accusa i fili incriminati furono sovrapposti all’impianto elettrico di mezzo paese nel corso di lavori pubblici svolti alla luce del sole.

Il processo in corso a Santa Maria Capua Vetere vede imputati i due Zagaria, solo omonimi, per minacce e violenza privata nei confronti di un altro ex sindaco di Casapesenna, Giovanni Zara. Il colpo di scena è arrivato al termine di un’udienza fiume in cui sono stati sentiti il pentito Massimilano Caterino e il collaboratore di giustizia, Antonio Iovine,  “o’ ninno”, ex boss e latitante per tre lustri che con Zagaria ha gestito per anni la cosca rappresentandone l’anima più imprenditoriale e affarista.

Liguori riporta le parole di Iovine: “Michele Zagaria aveva un rapporto strettissimo con l’ex sindaco di Casapesenna Fortunato Zagaria – ha detto Iovine in videoconferenza – era il suo garante, nel senso che chi voleva parlare con il sindaco doveva passare per il boss”.

“Da fine anni ’70 – ha raccontato Iovine – il clan ha garantito appoggio e protezione ai sindaci che si sono succeduti a Casapesenna, San Cipriano e Casal di Principe. Per questo quando l’ex reggente del clan Bidognetti Luigi Guida (oggi pentito), andò a minacciare all’inizio degli anni 2000 i sindaci dei tre paesi, intimando loro di dimettersi per una questione di sconfinamento territoriale da parte di alcuni uomini di Zagaria in un comune da lui gestito, io e Michele intervenimmo subito. I sindaci erano Fortunato Zagaria, Enrico Martinelli (San Cipriano d’Aversa, ndr) e Pasquale Martinelli (Casal di Principe, ndr). Ricordo un aneddoto emblematico: Enrico Martinelli diceva apertamente che il sindaco non era lui a San Cipriano, ma l’elemento di vertice del clan, Giuseppe Caterino”.

Ancora più esplicito, scrive Liguori, è stato l’altro pentito del clan, Massimiliano Caterino, altro fedelissimo di Michele Zagaria. “Alle elezioni del 1998 e del 2003 il clan ha sostenuto il sindaco Zagaria e ha deciso anche le liste dei consiglieri comunali. A tenere i rapporti con l’ex sindaco era il cognato del boss, Franco Zagaria, morto nel dicembre 2011″.

Nessuna domanda è stata posta ai due testi dai pm Catello Maresca e Maurizio Giordano sulle minacce fatte da Fortunato Zagaria per conto del boss ai danni dell’ex sindaco Zara, parte offesa costituitasi nel processo. I due pentiti sono stati poi smentiti sull’episodio dell’appalto al campo sportivo di Casapesenna, che secondo loro l’ex sindaco avrebbe fatto vincere su ordine del capoclan al cugino di Antonio Iovine. “Non è vero – hanno replicato gli avvocati Paolo Trofino e Giuseppe Stellato – i lavori andarono ad una ditta di Airola (Benevento) e non furono dati in subappalto; abbiamo il contratto d’appalto e lo depositeremo”.


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