Cronaca Italia

“Caso-banche” anche a Genova? Dipendenti pubblici beffati

"Caso-banche" anche a Genova? Dipendenti pubblici beffati

Banca Etruria, una dei 4 istituti di credito che hanno fatto perdere migliaia di euro di risparmi ai risparmiatori

GENOVA – A Genova una storia assomiglia molto a quanto accaduto ai risparmiatori che avevano investito i propri soldi con Banca Marche, Banca Etruria, Cari Ferrara e Cari Chieti. Si tratta di un fondo riservato ai dipendenti pubblici della provincia di Genova: gli ex dipendenti hanno ora scoperto di aver perso in media 3-4mila euro a testa. L’istituto a cui avevano versato i soldi ha infatti utilizzato parte dei loro soldi per ripianare il bilancio chiuso in perdita.

Certamente l’entità del denaro è minore, ma la storia assomiglia molto a quella delle 4 banche incriminate, di cui si discute molto in questi giorni. La vicenda la ricostruiscono Matteo Indice e Roberto Sculli sul Secolo XIX:

  “Questa è la storia d’una beffa, subita da chi pensava d’aver messo i suoi soldi in un blindatissimo scrigno riservato ai dipendenti pubblici. Eppure: succede che a distanza di venti o trent’anni il gruzzolo versato per avere sconti e tassi di favore, quota sociale da chiedere indietro nell’istante in cui si fosse dato l’addio all’amata cassa, si è volatilizzato nei contorti – e però legali – meccanismi del diritto civile-bancario applicato ai crediti cooperativi, che tanto stanno facendo discutere in questi giorni”.

“E così decine di lavoratori o ex della Provincia di Genova stanno scoprendo in queste ore d’aver perso in media 3-4mila euro a testa, perché l’istituto li può usare per ripianare il bilancio chiuso in perdita: il problema è che le “vittime” non potevano prevederlo e adesso stanno cercando di capire se c’è un modo per non sentirsi cornuti e mazziati. Per orientarsi bisogna partire dagli anni ’80 e ’90, quando a centinaia si iscrivono al ‘Fondo di mutualità tra il personale delle Province e delle (allora si chiamavano così) Usl genovesi'”.

“Versano una cifra mensile, circa diecimila lire, per ottenere prestiti parecchio agevolati e un libretto di risparmio con discreti rendimenti. Nel 1999 la Banca d’Italia autorizza la trasformazione del fondo in “Banca di credito cooperativo genovese”, ma i conti non quadrano granché e nel 2007 il consiglio d’amministrazione ligure inizia i contatti con Bcc Cherasco, istituto ben radicato sul territorio a cavallo fra le province di Cuneo e Torino (…) Le trattative accelerano e nel gennaio 2008 i piemontesi inglobano Genova attraverso una «fusione per incorporazione». Cosa ne è stato delle quote sociali versate in precedenza al fondo mutualistico? Sono state trasformate tecnicamente in azioni, e sommandole si arriva a una cifra pari a quella accumulata fino a quel momento con i versamenti mensili. Ma adesso che si veste un’altra casacca bisogna fissare in qualche modo un tasso di cambio”.

“Il valore nominale è infatti 51,6 euro per la Bcc Genovese, 2,58 per quella piemontese(…) Ecco allora che la differenza di 49,02 euro per singola azione viene riconosciuta ai soci della Bcc Genovese quale «sovrapprezzo», una sorta di supervalutazione per battezzare senza dolori l’esordio della sinergia. Attenzione: il medesimo «sovrapprezzo», parola dal suono molto tecnicistico, va fissata per bene, poiché è proprio in virtù di quello che si materializzerà la sorpresina di quest’anno(…)”.

 

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