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Luca Varani, ecco cosa succede nei “chem party”

ROMA – Un ragazzo apparentemente tranquillo, in un festino “chimico”, può diventare un animale, avere comportamenti inspiegabili, avere pulsioni sessuali irrefrenabili. Un ragazzo apparentemente normale può diventare come il duo Foffo-Prato che ha ucciso Luca Varani. Basta questo, la quantità di droga, a spiegare il delitto? Sicuramente no, altrimenti qualsiasi cocainomane verrebbe considerato non responsabile delle azioni che compite. Altrettanto sicuramente però nel delitto romano un ruolo potente lo ha avuto la droga, nel togliere i freni inibitori a chi delle pulsioni omicide probabilmente già le aveva. Ecco cosa racconta a Vanity Fair un ragazzo di 22 anni che ne ha frequentati parecchi di questi “parties”, a Londra e a Milano. Lo ha intervistato Monica Coviello per Vanity Fair:

«Non riesco a immaginare come ci si possa sentire dopo avere consumato una quantità simile di droga. Ai party a cui partecipavo, con 2 o 3 grammi già non capivo più nulla, già la gente si trasformava». Diego è un ragazzo gay, oggi ha 22 anni, ma quando ne aveva 18 e stava attraversando un periodo di fragilità, dopo essere stato cacciato di casa dal padre, ha frequentato per molti mesi i festini a base di droga e , i cosidetti «chem sex». Viveva a Londra, dove questi party sono frequentati e diffusi. Come ha scoperto questi festini? «Frequentavo una discoteca famosa, che si chiama Gay. Una sera avevo bevuto un po’, ero brillo e avevo voglia di fare festa. Ho incontrato una ragazza e abbiamo cominciato a socializzare. Poi si erano fatte le 5, il sonno iniziava a farsi sentire e l’effetto dell’alcool scemava. Eravamo in fila al bagno e ho detto, per scherzare, “Ci vorrebbe una botta di cocaina”».

Poi? «Lei si è girata verso di me e mi ha offerto il meth, una droga molto diffusa a Londra perché più economica della cocaina ma forse anche più “efficace”: ho aspirato e mi sono sentito elettrizzato, eccitato. C’era anche un altro ragazzo: mi hanno invitato a un party in casa, un festino di quelli che chiamano “chill out”». Com’era? «Una festa a base di droga: ho provato di tutto, ogni tipo di sostanza stupefacente. Era in una bella casa, e c’era anche un dj, un ragazzo che si era portato un impianto audio. Siamo rimasti lì fino alle 20 del giorno dopo, a ballare, drogarci e fare . Ho visto di tutto: ricordo che un ragazzo che si credeva un animale, si metteva a quattro zampe, abbaiava. Un’esperienza che mi affascinava e mi spaventava».

Ci è tornato ancora? «Assolutamente sì: ho cominciato a diventare dipendente dal meth, e per me ogni weekend iniziava il giovedì e finiva la domenica. Usavo anche una droga che faceva venire voglia di fare : il GHB, la “droga dello stupro”. La compravo per 5 o 6 sterline, costava meno dell’alcol».

E le serviva per fare ? «Sì, con quel mix di droga provavo pulsioni sessuali pressanti, addirittura verso persone dell’altro , nonostante io sia omo». Che tipo di ragazzi frequentavano questi party? «Ce n’erano di tutti i tipi: etero, gay, ragazzi apparentemente “tranquillissimi”».

Per quanto tempo li ha frequentati? «Alcuni mesi. Intanto ero dimagrito di 15 chili. Poi sono tornato in Italia e, a Milano, sono riuscito a trovare il meth. Ho continuato con i festini fino a Capodanno del 2012: a un certo punto mi sono guardato attorno e ho visto gente buttata a terra, in stato quasi comatoso. Poi uno mi ha messo le mani al collo. Ho percepito una sensazione di pericolo e ho deciso di smettere». Si può davvero diventare dei “mostri”, prendendo queste droghe? «Sì. Io spendevo 200 o 300 euro a weekend, e con quantità molto inferiori a quelle di cui racconta Foffo, già ero completamente fuori e pensavo di morire. Ci si dimentica di bere e di mangiare. Il corpo sembra non esistere più. Ci si desensibilizza».

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