Cronaca Italia

Cassazione condanna indiano: “Migranti si devono conformare all’occidente”

Cassazione condanna indiano: "Migranti si devono conformare all'occidente"

Cassazione condanna indiano: “Migranti si devono conformare all’occidente”

ROMA – I migranti che arrivano in Italia devono conformarsi allo stile di vita occidentale. In una sentenza la Cassazione stabilisce che non è tollerabile che l’attaccamento ai propri valori, religiosi o culturali, porti alla violazione delle leggi italiane. La sentenza arriva nel caso dell’indiano sikh che voleva circolare con un coltello “sacro” secondo la sua religione anche in luoghi dove le armi sono vietate. Per i giudici però questo comportamento non è lecito: gli immigrati che scelgono di vivere in un paese occidentale hanno dunque l’obbligo di conformarsi ai valori della società che li ospita, essendo consapevoli al momento del trasferimento dei valori differenti in cui avrebbero vissuto.

La Cassazione nella sentenza del 15 maggio sancisce così che “non è tollerabile che l’attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante”. Che la nostra società sia multietnica è un dato di fatto e anche una necessità, sottolineano i giudici, ma questo

“non può portare alla formazione di arcipelaghi culturali configgenti, a seconda delle etnie che la compongono, ostandovi l’unicità del tessuto culturale e giuridico del nostro Paese che individua la sicurezza pubblica come un bene da tutelare e, a tal fine, pone il divieto del porto di armi e di oggetti atti ad offendere.

In una società multietnica, la convivenza tra soggetti di etnia diversa richiede necessariamente l’identificazione di un nucleo comune in cui immigrati e società di accoglienza si debbono riconoscere. Se l’integrazione non impone l’abbandono della cultura di origine, in consonanza con la previsione dell’art. 2 della Costituzione che valorizza il pluralismo sociale, il limite invalicabile è costituito dal rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante”.

Con questa sentenza, i supremi giudici hanno respinto il ricorso di un indiano sikh condannato a duemila euro di ammenda dal Tribunale di Mantova nel 2015, perché il 6 marzo del 2013 era stato sorpreso a Goito, dove c’è una grande comunità sikh, mentre usciva di casa armato di un coltello lungo quasi venti centimetri. L’indiano aveva sostenuto che il coltello (kirpan), come il turbante “era un simbolo della religione e il porto costituiva adempimento del dovere religioso”. Per questo aveva chiesto alla Cassazione di non essere multato, e la sua richiesta era stata condivisa dalla Procura della Suprema Corte che, evidentemente ritenendo tale comportamento giustificato dalla diversità culturale, aveva chiesto l’annullamento senza rinvio della sentenza di condanna. Ad avviso della Prima sezione penale della Suprema Corte, invece,

“è essenziale l’obbligo per l’immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale, in cui ha liberamente scelto di inserirsi, e di verificare preventivamente la compatibilità dei propri comportamenti con i principi che la regolano e quindi della liceità di essi in relazione all’ordinamento giuridico che la disciplina”.

Il verdetto aggiunge che “la decisione di stabilirsi in una società in cui è noto, e si ha la consapevolezza, che i valori di riferimento sono diversi da quella di provenienza, ne impone il rispetto e non è tollerabile che l’attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante”.

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