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Cassazione: “Dare del puttaniere all’ex marito si può”

ROMA – Dare del “puttaniere” al proprio ex marito non è reato di diffamazione: vale il diritto di critica perché puttaniere non per forza significa un uomo che va a , ma anche semplicemente un uomo alla continua ricerca di avventure. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che si è espressa sul caso di una donna che aveva definito con questo termine l’ex coniuge davanti al figlio e alla fidanzata.

La donna aveva subito invocato la scriminante del diritto di critica, spiega Marina Crisafi sul sito “Studio Cataldi”, spiegando che l’espressione era motivata dal fatto che lei stessa aveva scoperto che lui aveva un’altra relazione nel bel mezzo della causa di separazione.

La Corte di Cassazione ha invocato la insostituibilità di certi termini, “in quanto non hanno adeguati equivalenti”. Nel caso in specie la Suprema Corte ha riconosciuto che il termine ha un significato letterale, che si riferisce a persona

“dedita alla frequentazione di meretrici, indubbiamente capace non solo di offendere ma anche di bollare il destinatario di essa, quando pronunciata al di fuori di una prospettiva ironica”.

Ma, allo stesso tempo, ha anche una connotazione

“non ineludibilmente incontinente, di donnaiolo, o uomo alla perenne ricerca di avventure amorose frivole e passeggere, che è la accezione riconosciuta nella lingua italiana traslata”.

Pertanto la Cassazione ha accolto il ricorso della donna contro la condanna per diffamazione. Spetterà adesso al giudice di merito riesaminare la vicenda, tenuto conto dei principi espressi dai giudici supremi.

 

 

 

 

 

 

 


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