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Castelfranco Veneto: suicida per foto-ricatto su Facebook

TREVISO – Non si era uccisa solo per l’imbarazzo delle foto rese pubbliche, ma anche per via di un ricatto messo su da chi quelle foto le aveva ricevute e divulgate. E’ quello che è emerso dalle indagini sul suicidio di una 40enne, mamma di due bambine, di Castelfranco Veneto. La donna si era tolta la vita nel gennaio 2015. C’è voluto un anno di indagini per scoprire i contorni della vicenda, come spiega la Tribuna di Treviso:

Il pubblico ministero Paolo Fietta ha chiuso le indagini sul caso. Il processo è vicino per un napoletano di 35 anni e la sua compagna. I reati contestati pesano come macigni: tentata estorsione, sostituzione di persona, diffamazione aggravata e morte come conseguenza di altro reato. Articoli del codice penale che, calati nella realtà, fanno capire il dramma vissuto da quella madre.

Tutto ha inizio poche settimane prima del suicidio: su Facebook viene contattata da un tale, Fabio Schiavone, di 35 anni, titolare della fantomatica Technolgy shop. Lui, aitante nelle foto del suo profilo Facebook, la aggancia con la scusa di venderle due smartphone. Inizia una conversazione che di giorno in giorno si fa sempre più intima. Prima le parole, poi le richieste che si fanno sempre più spinte fino a che lei non cede: gli gira via chat delle foto che la ritraggono in pose tanto inequivocabili quanto osé.

A quel punto la trappola è pronta: l’uomo non si chiama Fabio Schiavone e quelle sul suo profilo non sono le sue foto. La ricatta: duemila euro o le foto intime finiscono al marito. La donna non ha quella cifra e alla fine il ricattatore si spazientisce e mette gli scatti su Facebook, con tanto di post espliciti.

La donna si dispera e a gennaio si uccide con una corda nel bagno di casa. Indagato l’uomo e la sua compagna, una trentenne.

 


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