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Bimbo sbranato dai cani, la madre: “Non l’ho lasciato solo, era con me”

CATANIA – Non era solo il piccolo Giorgio, 18 mesi, mentre uno dei due dogo argentini di famiglia lo sbranava nella villa di Mascalucia, alle falde dell’Etna, lo scorso 16 agosto. Lo ha ribadito al sostituto procuratore di Catania, Fabrizio Aliotta, la madre del piccolo nell’interrogatorio che si è tenuto giovedì 8 settembre. “Era con me”, ha detto la donna di 34 anni, indagata per abbandono di minore, che si è presentata in Procura accompagnata dal marito e dal suo legale, Fabio Cantarella.

L’avvocato ha precisato che la donna ha confermato la sua ricostruzione della tragedia, smentendo la versione secondo la quale avrebbe lasciato il bambino solo con i cani mentre lei stava in casa. “Avevo il bambino in mano quando uno dei cani, l’unico libero in giardino – ha ribadito la donna – all’improvviso, senza motivo apparente, ha aggredito il piccolo cercando di portarmelo via. L’ho pregato, l’ho supplicato di lasciarlo andare…”.

Ad aggredirlo è stato il cane maschio di tre anni, l’unico libero in quel momento. “L’ho difeso, ho combattuto – ha detto la mamma – ma mi ha trascinata sul giardino. Poi sono riuscita a chiudere il cane e sono fuggita fuori casa urlando, chiedendo aiuto con mio figlio tra le braccia, ma è stato tutto inutile”. Il mastino lo aveva azzannato alla gola e all’addome, ferendolo in modo irreparabile. Attimi drammatici durante i quali la mamma continua a sostenere di aver tentato in tutti i modi di strappare il piccolo dalla furia del suo cane, rimanendo anche ferita a un braccio.

La Procura di Catania ha già acquisito testimonianze e l’autopsia e sta eseguendo ancora accertamenti sulla vicenda. Il marito che non era in casa al momento della tragedia non crede alla negligenza della moglie. E la difende apertamente. “Ha fatto il possibile, non ha mai lasciato solo nostro figlio”, afferma. “Lo ha difeso dall’attacco improvviso di uno dei due cani, che ha trascinato per terra anche lei, lasciandole delle ferite da trascinamento sul corpo. Non ha alcuna colpa”.

I due cani si trovano in un canile privato convenzionato con il comune, come disposto dal vicesindaco in raccordo con l’Asp di Catania e la Procura. “Resteranno lì 10 giorni per un controllo – spiega Carmelo Macrì, direttore del servizio veterinario dell’Asp di Catania – Bisogna fare delle verifiche per stabilire se hanno la rabbia e possono trasmetterla. Essendo sotto sequestro giudiziario il loro futuro sarà stabilito dal magistrato”. Tre le ipotesi: “La prima è l’abbattimento – spiega Macrì – La seconda quella di essere affidati a un centro di riabilitazione, già abbiamo avuto diverse richieste da parte di associazioni animaliste per avere affidati i cani per il recupero. Per l’ultimo potrebbe essere deciso di mantenerli in vita in un centro. Tutto questo dipenderà da come reagiranno gli animali”.