Blitz quotidiano
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Cene (Bergamo), sindaco su cartelloni: “Arrivano profughi a mia insaputa”

BERGAMO – Cinquantanove profughi, arrivati in paese all’insaputa del sindaco. Il primo cittadino leghista di Cene, provincia di Bergamo, ha usato i tabelloni segnaletici della cittadina per diffondere un messaggio: i 59 profughi arrivano in città a sua insaputa, ovvero senza che lui fosse stato informato dalla prefettura. Giorgio Valoti ha poi ribadito il concetto su Facebook:

“Sono vicino alle persone appena colpite dal terromoto. La proposta che porterò avanti, sia con il Vescovo e con il Prefetto, é quella di usare la casa vacanze della curia, appena assegnata a 60 cittadini stranieri, come accoglienza per le persone terremotate che hanno perso la loro casa”.

La vicenda riecheggia l’episodio di Goro, Ferrara, dove 12 donne e 8 bambini richiedenti asilo sono stati rifiutati dalla popolazione scesa in piazza per respingerli.

Anche Tolmezzo (Udine) è in subbuglio: chiude la Caserma Cantore, che ospitava il Terzo reggimento artiglieria da montagna e serpeggia la paura: ci metteranno i profughi. Il sindaco smentisce ma la gente ha paura. Si rischia un nuovo caso Goro in questa città di 10 mila abitanti in provincia di Udine? C’è chi reagisce, prevedendo una evoluzione populista: “Non può essere un problema che diventa politico e razzista”, dice Eddo Chiautta, titolare della pizzeria Vesuvio, molto frequentata dai militari.

I militari non vanno distante, si trasferiscono a 55 km di distanza, a Remanzacco, 6 mila abitanti, sempre in provincia di Udine, ma per quelli di Tolmezzo non cambia molto. Hanno già firmato in 2 mila, uno su 5, neonati inclusi, una petizione contro la possibilità che la caserma venga destinata a giorni a ospitare migranti.