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Centro minori Monte Mario: torture, sevizie, umiliazioni…

ROMA – Violenze, sevizie, abusi sessuali in un riformatorio in zona Monte Mario. Nel centro minori, che dovrebbe servire a recuperare e rieducare, due diciassettenni sono stati vittime di “violenza di gruppo, stalking, sevizie, lesioni aggravate”. I carnefici erano due diciassettenni e un diciottenne, arrestati. Riporta Michela Allegri sul Messaggero:

L’inchiesta, coordinata dal pm Gaetano Postiglione, è stata condotta in un lampo. Lo scenario che il gip Carlo Caruso traccia nell’ordinanza è allucinante. […] Il gip descrive «abusi sessuali, angherie caratterizzate da gravità, persistenza, spregio della persona». Il tutto «in un contesto che avrebbe dovuto offrire opportunità educative. I minori risultano aver subìto traumi gravi sotto ogni profilo. I fatti si sarebbero verificati lungo un ampio arco di tempo, il che pone seri interrogativi sotto il profilo dei doverosi controlli», puntualizza il giudice. Le torture si sono protratte dal 10 marzo al 7 aprile. Finché uno dei minorenni, estenuato e ferito, è finito al pronto soccorso del San Filippo Neri e ha sporto denuncia, dopo la segnalazione effettuata dai medici. Ha raccontato a un’operatrice di essere stato picchiato. Ma la donna gli avrebbe dato del bugiardo. Per il gip, invece, non ci sono dubbi: la denuncia è coerente, le torture documentate nelle cartelle cliniche.

È il 10 marzo quando la prima vittima arriva nell’istituto. Viene subito preso di mira da tre ospiti, in poche ore lo hanno in pugno. Lo minacciano e costringono a subire torture e abusi di ogni genere in una piccola camera. Mentre lo trascinano nella stanza degli orrori lui non oppone resistenza «altrimenti avrebbero usato la forza». Lo scherniscono, colpiscono con pale e bastoni, seviziano con oggetti diversi. Il 3 aprile arriva un nuovo ragazzo. La gang tortura pure lui. Nell’ordinanza si legge di sigarette spente in faccia, sul corpo, sulla lingua. «Una volta mi hanno spruzzato in bocca lo sgrassatore», racconta un minore. Il gip elenca una serie di «raccapriccianti sevizie». E si chiede «come mai non si sia scoperto quanto accadeva». Gli indagati sono «non solo spietati, ma anche astuti». Hanno agito con «crudeltà e mancanza di ogni senso di umana pietà, scientemente». Ora, i due più giovani sono in un istituto penale. Il diciottenne in carcere.

In un secondo articolo Michela Allegri riporta i dettagli raccapriccianti delle sevizie subite dai due diciassettenni.

«Sono arrivato il 10 marzo», racconta il primo. Da subito viene vessato e tenta di scappare, «mi hanno raggiunto e uno mi ha colpito in testa con una padella». Molestato praticamente tutti i giorni, “per più volte”, quasi sempre “con soprusi sessuali”. Ogni mattina, i carnefici conducono la vittima in una camera, che non viene nemmeno chiusa a chiave. Uno la immobilizza, un altro la tortura. Il terzo ride. Il minore implora pietà, inutilmente. «Dicevano che facevo schifo – confessa – mi sentivo ferito nel corpo e nel morale».

Il 20 marzo arriva la seconda vittima. «Ci hanno obbligati a picchiarci», a mettere in scena uno spettacolo per il piacere dei carnefici, che amano la violenza e detestano la finzione. Tanto che quando si accorgono che i ragazzini cercano di colpirsi senza farsi male, perdono la testa e li picchiano. A uno spengono sigarette sul corpo, sulla bocca. Lo obbligano a mangiare la cenere. L’8 aprile scatta il “gioco dell’impiccato”. Al ragazzino viene legato al collo un lenzuolo. Il nodo è stretto così tanto che il minore perde quasi i sensi. Poi, la tortura ricomincia. Con la cinta di un accappatoio, almeno 5 volte. «Aveva il viso violaceo, non respirava», racconta l’altro. «Una volta mi hanno costretto a ingoiare lo sgrassatore, un’altra mi hanno bruciato un piede con un cotton fiok incendiato e mi hanno urinato in faccia».

Li derubano, costringono a evadere per comprare stupefacenti in un campo nomadi vicino. Il 3 aprile uno dei torturati riesce a scappare ma viene portato indietro dal padre. È spaventato: la gang ha minacciato la sua famiglia. Dice a un’operatrice che è stato torturato. Non viene creduto. Rientra con un braccio ingessato. I carnefici lo colpiscono sull’arto dolorante e gli spengono una sigaretta sul labbro. Poi gli puntano un coltello sul fianco e scendono alle gambe, ferendolo a una coscia. Un giorno dopo le torture, si ritrova con i vestiti imbrattati di sangue. L’altro è al pronto soccorso. Decide di sporgere denuncia. Viene avvisata la responsabile del centro che chiama la polizia. Scattano sequestri e interrogatori. Gli operatori raccontano di essersi accorti di cicatrici e lividi. Giustificano il mancato intervento dicendo che i minori hanno sempre detto di essersi fatti male da soli rifiutando di andare in ospedale.


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