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Cesare: libero il bimbo rapito dalla madre protetta dagli Ustascia

ROMA – Cesare: libero il bimbo rapito dalla madre protetta dagli Ustascia. Dopo 5 anni di incubo per il padre italiano che non ha mai smesso di cercarlo per riportarlo a casa sua a Moncalieri, è libero Cesarino Avenati, appena sette anni: nel senso che la madre, Nina Kuluz, 43enne croata, si è consegnata alla polizia di Spalato e il figlio che aveva strappato al focolare domestico rapendolo, può finalmente essere riaffidato alle cure del padre.

Nel 2011 Nina Kuluz fece perdere le sue tracce portandosi dietro il piccolo Cesare, che aveva appena due anni. Sottrazione di minore, reato grave e palese che però non sarà contestato fin da subito. Vani tutti i tentativi di Alessandro Avenati, il padre, che intanto si svena per andare a trovare il figlio in Croazia. Qui scopre che Nina, a parte dalle insormontabili difficoltà burocratiche, è protetta da tizi tutt’altro che raccomandabili, “ustascia” locali (gli ultranazionalisti eredi dei fascisti croati) che non esitano a ricattarlo. La testimonianza rilasciata dal padre al quotidiano La Stampa fa capire lo stato d’ansia e terrore di questi anni.

Dalla sua parte ci sono gli «Ustascia», gruppo ultranazionalista croato molto potente nei Balcani. «Ero con l’avvocato croato che mi assiste in quel paese. Ci siamo seduti al tavolino di un bar. Davanti avevamo due tizi, hanno messo le pistole sul tavolo e mi hanno chiesto 20 mila euro per ridarmi Cesare». Intanto si percorrono le vie legali. Nel 2012 il Tribunale di Torino dà ragione al padre e stabilisce che il bambino deve rimanere in Italia. La donna non torna e il 22 novembre viene emesso un mandato di arresto europeo, cui segue un provvedimento fotocopia del Tribunale di Split (Croazia) a febbraio 2014 (il 23 aprile 2103 i giudici della stessa Corte avevano stabilito il carcere per la donna). Ora la fine dell’incubo: «È il giorno più bello della mia vita. Non so ancora quando potrò andare a prendere Cesare, forse già la prossima settimana – dice scaricando sul telefono la voce rotta dall’emozione – ma quando torneremo insieme a Moncalieri sarà una festa grandissima». (Giuseppe Legato, La Stampa)