Cronaca Italia

Chi è Rocco Schirripa, panettiere tra ‘ndrangheta e droga

Chi è Rocco Schirripa, panettiere tra 'ndrangheta e droga

Rocco Schirripa arrestato, tra due agenti di polizia (foto Lapresse)

TORINO – Rocco Schirripa, professione panettiere, calabrese trapiantato a Torino, 62 anni, moglie e due figlie. Questo è il Rocco alla luce del sole, quello conosciuto da clienti e vicini. Poi, da oggi, c’è il Rocco Schirripa accusato dell’omicidio del magistrato Bruno Caccia avvenuto il 26 giugno 1983. E così le due storie di Rocco si uniscono in un unico inquietante collage. Droga, ‘ndrangheta, sequestri di persona, intercettazioni, una rete di affari loschi lunga decenni.

Gli investigatori al nome di Schirripa sono arrivati con una ingegnosa trappola. Gli hanno inviato una lettera anonima: un articolo de La Stampa relativo all’omicidio del magistrato e, sul retro, il suo nome. Da quel momento in poi Schirripa si è incastrato da solo, parlando in giro con altri personaggi loschi. Le intercettazioni hanno fatto il resto. Chi è Rocco? Lo spiega questo articolo di Giuseppe Legato per La Stampa:

Schirripa, 62 anni, da Gioiosa Jonica, residente a Torrazza Piemonte. Professione panettiere. Sei mesi fa, quando le forze dell’ordine bussarono alla sua porta per confiscargli una volta per tutte la villetta di viale Gramsci nel chivassese – dove nel giardino aveva un manichino vestito da Padrino -, scappò per pochi metri. Sapeva, Schirripa, di avere ancora conti aperti con la giustizia. Conti non saldati, mai emersi nelle indagini che su di lui, in trent’anni di carriera nera, non si erano mai fermate. Il suo nome tornava sempre nelle intercettazioni su picciotti ed evangelisti del Sud che si erano trapiantati al Nord.

Scappò su un fiorino bianco ma tornò indietro subito dopo quando capì che gli uomini in divisa, quella mattina, dovevano solo notificargli lo sfratto e nulla più. Il resto è arrivato stanotte. Arrestato per droga nel 2001, c ondannato insieme ai nomi storici del narcotraffico torinese (Agresta in testa) fu arrestato di nuovo nella maxi operazione Minotauro. Patteggiò 1 anno e 8 mesi in continuazione con reati di droga. Di nuovo arrestato per la latitanza di Giorgio Demasi, detto «U Mungianisi», super boss di Gioiosa ricercato dopo l’operazione Crimine. Si nascondeva a Torino. L’uomo di punta di quella latitanza dorata era proprio lui Schirripa. Che anche allora patteggiò.

Il Corriere della Sera, in un articolo a firma di Elisa Sola, riassume il passato giudiziario di Schirripa:

Negli anni Novanta la squadra mobile di Torino lo indaga per traffico internazionale di stupefacenti. Viene arrestato e sconta alcuni anni di galera. In questi ultimi anni, oltre a essere indagato per l’omicidio Caccia, il nome di Schirripa torna a comparire in una seconda grossa indagine della mobile su un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di cocaina e alle rapine. Schirripa in questa operazione era indagato a piede libero. Secondo gli inquirenti, raccoglieva somme di denaro dal traffico internazionale di stupefacenti per poi sostenere i carcerati della ‘ndrangheta e le loro famiglie. Secondo l’antidroga, Schirripa non era un personaggio di minor entità nel giro degli affari della coca, ma un intermediario influente a livello internazionale. Sarebbe stato contattato da boss di notevole spessore criminale e, in gergo, avrebbe potuto “avere entrature importanti”.

Dal 2006, il presunto boss è coinvolto come indagato in una maxi inchiesta condotta dai carabinieri di Torino sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Piemonte che porta nel giugno del 2011 a 150 arresti. Tra i fermati, c’era anche lui, “o Barca”, ritenuto uno degli esponenti di spicco della locale di Moncalieri. Schirripa patteggia a un anno e otto mesi.

Bruno Caccia venne ucciso perché stava indagando sul riciclaggio dei proventi dei sequestri persona e sugli affari del racket in Piemonte. Il procuratore venne freddato con quattordici colpi di pistola domenica 26 giugno 1983. Aveva lasciato libera la sua scorta ed era sceso a passeggiare con il suo cagnolino quando il commando arrivò ed in meno di tre minuti lo uccise

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