Blitz quotidiano
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Don Vergari: Chi l’ha visto e quelle telefonate inventate..

ROMA – La trasmissione televisiva Chi l’ha visto nella puntata dell’11 maggio scorso ha duramente accusato Pietro Vergari, ex reggente della Basilica di S. Apollinare. Un modo evidente per non rassegnarsi all’archiviazione definitiva da parte della Cassazione della tragica vicenda della scomparsa di Emanuela Orlandi. Probabile che la trasmissione (in onda questa sera 1 giugno alle 20:45 su Rai Tre) torni di nuovo a parlare del religioso.

Le bordate contro don Vergari “Chi l’ha visto?” le ha sparate l’11 maggio leggendo o meglio recitando in modo quantomeno discutibile  i brogliacci dell’intercettazione di due sue telefonate: una asseritamente “al vescovo di Potenza” e l’altra, già trasmessa a suo tempo e smentita anche dai fatti,  con la vedova di De Pedis, che stando a “Chi l’ha visto?” si rivolge a don Vergari dandogli confidenzialmente del tu.

Le due letture hanno immediatamente dato fuoco alle nuove accuse su qualche incauto giornale e tv, nel mondo del web e di Facebook che hanno dipinto don Vergari come un mostro ancora più mostruoso del solito: responsabile non solo della morte di Emanuela in un’ o in un “omicidio rituale” (!), ma anche in qualche modo coinvolto perfino con l’uccisione di Elisa Claps, scomparsa  a Potenza il 12 settembre 1993, cioè 23 anni fa, e ritrovata 17 anni dopo cadavere mummificato nel sottotetto della chiesta della Trinità della stessa Potenza. Per l’omicidio di Elisa Claps in realtà c’è già una sentenza di condanna ai danni di Danilo Restivo.

Abbiamo perciò intervistato il religioso.

Don Vergari, perché ha telefonato al vescovo di Cosenza?

“Chi? Io?”.

Si, lei, certo. “Chi l’ha visto?” ha trasmesso la lettura del brogliaccio dell’intercettazione di una sua telefonata al vescovo di Cosenza per chiedergli consiglio su come comportarsi con i magistrati che le avevano inviato un’informazione di garanzia per la scomparsa di Emanuela Orlandi.

“Ma davvero?! Io il vescovo di Potenza non so neppure chi sia. Sarò forse smemorato, ma escludo di avere mai fatto una tale telefonata. Anche perché non avevo proprio nessun consiglio da chiedere. Della faccenda Orlandi non so nulla e quindi non ho bisogno di consigli. Che caso mai chiederei a un avvocato. Non le pare? Ma poi, scusi, perché al vescovo di Potenza? Che se non sbaglio sta in Basilicata”.

Guardi però che in quella puntata di “Chi l’ha visto?” c’era anche Pietro Orlandi che ha di nuovo puntato il dito contro di lei.

“Ahhh, Pietro Orlandi! Quello che sempre a “Chi l’ha visto?” ha letto qualche anno fa una lettera, ovviamente anonima, che mi accusava di avere chiamato Enrico De Pedis per far sparire il cadavere di Emanuela dalla basilica di S. Apollinare…. Ma come si fa a prendere sul serio gente così!”.

Anche nella telefonata con la signora Carla vedova De Pedis vi mettete d’accordo, dandovi del tu, per far finta con i magistrati di non sapere nulla. Non mi dirà che a “Chi l’ha visto?” quelle due telefonate se le sono inventate.

“E chi lo sa! Hanno fatto sentire le nostre voci? Mi hanno detto di no”.

No, ne hanno solo letto i brogliacci, cioè quello che ha trascritto chi la intercettava.

“Ah, ecco! E comunque: finta? Sapere nulla? Ma di che? A parte il fatto che la signora Carla non mi ha mai dato del tu, siamo alle solite, ricicciano una cosa già utilizzata da “Chi l’ha visto?” qualche anno fa e sempre a sproposito. Mi hanno detto che la lettura è avvenuta con toni da complici, da congiurati usi al sotterfugio, roba da trasformare qualunque parola e frase in sottintesi malandrini, perfino l’eventuale puro e semplice chiedere “Scusi, che ore sono?” oppure “Lì piove o c’è il sole?”. Non capisco perché si comportino così”.

Forse perché lei non li querela.

“Guardi, intanto io come sacerdote per poter querelare qualcuno devo chiedere l’autorizzazione al mio superiore, che ha anche lui cose più importanti cui pensare invece di correre dietro a certe sciocchezze. E poi Papa Francesco ha aperto l’anno della Misericordia, perciò c’è un motivo in più per avere misericordia verso chi sbaglia. Che se la vedano con la propria coscienza. A suo tempo il giornalista Nuzzi nel suo programma televisivo annunciò impettito “questa volta non possiamo sbagliare” e mi fece passare per colpevole della scomparsa della Orlandi sulla base dell’intercettazione – che mise in onda – di una telefonata definita chissà perché a “luci rosse”. Mi aveva chiamato un giovane al quale davo assistenza anche spirituale e io mi limitavo pazientemente ad ascoltarlo. Povero Nuzzi… Come possono i giornalisti scendere così in basso?”.

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