Blitz quotidiano
powered by aruba

Chieti, imam marocchino incitava alla jihad: espulso

CHIETI – Imam e dipendente di una cooperativa, in realtà incitava alla jihad e reclutava aspiranti terroristi in Italia. E’ stato espulso con queste accuse un uomo marocchino di 35 anni residente a Fara Filiourm Petri, in provincia di Chieti.

La polizia lo teneva sotto controllo da tre mesi, ma l’espulsione è scattata dopo la denuncia di una parente dell’uomo, che ha detto agli agenti dell’ufficio immigrazioni della questura di Chieti di sentirsi minacciata da lui.

Dai controlli è emerso che il permesso di soggiorno del marocchino, che gli era stato concesso per motivi di salute, era scaduto. Gli investigatori hanno anche scoperto l’esistenza di un secondo permesso di soggiorno, intestato a un tunisino, che aveva evidenti “anomalie”, come viene descritto sul decreto di espulsione.

Nonostante questo l’uomo aveva continuato a vivere e lavorare nel paese dell’Abruzzo, senza un regolare contratto di lavoro dopo che era stato licenziato dalla cooperativa che gestisce il mattatoio comunale di Chieti.

Giovedì notte la polizia lo ha portato all’aeroporto di Fiumicino e fatto salire su un volo che lo ha riportato in Marocco. È stato lo stesso il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ad emettere il decreto di espulsione, applicando per la prima volta in Abruzzo la norma per la lotta al terrorismo.

Come prevede la legge, è stato poi il questore di Chieti a rendere esecutivo il provvedimento, convalidato dal giudice di pace, di accompagnamento coattivo all’aeroporto eseguito dagli uomini dalla Digos.

Il giovane marocchino incitava alla Jihad, alle stragi di Parigi e Bruxelles e al super terrorista Salah Abdeslam.

I suoi spostamenti e le sue telefonate sono stati registrati. Ora fanno parte di un fascicolo al momento coperto da segreto di Stato poiché, probabilmente, contiene nomi di altre persone con cui il nordafricano era in contatto.