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Cinesi di Napoli in piazza: “Presi di mira, basta furti”

NAPOLI – Bandiere italiane, qualcuna cinese, addirittura una bandiera arcobaleno. E striscioni in italiano e cinese: inedita scena a Napoli, l’1 marzo scorso, quando a scendere in piazza in segno di protesta è stata la comunità cinese. Il motivo? Furti, scippi e rapine di cui i cinesi a Napoli sono bersaglio da quando si è diffusa la voce che girino con parecchi contanti addosso. Spiega Il Corriere della Sera:

Il termometro della situazione lo ha dato un fatto eclatante avvenuto il primo marzo scorso: i cinesi di Napoli sono scesi in piazza, hanno organizzato un variopinto corteo di protesta con striscioni bilingue con i quali hanno chiesto più protezione e sicurezza e si sono ribellati a furti e rapine in serie. La riservata e impenetrabile comunità dei laboratori tessili, dei negozi di casalinghi, dei ristoranti etnici che si espone in modo così esplicito? Un inedito per Napoli e un quasi-inedito per l’Italia intera: un’analoga manifestazione si era tenuta un mese fa a Prato (ma qui la presenza cinese è molto più massiccia) e anni fa a Milano (ma qui si era trattato di una ribellione spontanea non contro la malavita ma contro le autorità comunali ritenute troppo vessatorie). Se dunque c’è stata una presa di posizione così forte, la misura deve essere davvero colma.

«Ormai i colpi avvengono anche al ritmo di due o tre al giorno» dice il portavoce dei circa 17mila cinesi napoletani, che all’anagrafe si chiama Zhiqiang Wu ma che da tutti si fa chiamare Salvio. «La storia va avanti da tempo ed è ormai sempre la stessa — racconta — i rapinatori aspettano quando usciamo dai nostri negozi, convinti che noi abbiamo addosso rotoli di contanti, l’incasso della giornata. Ma non ci assalgono subito, perché temono le telecamere. Lasciano invece che ci allontaniamo e poi entrano in azione: mille, duemila, 5mila euro prendono il volo in un istante». A volte il piano è meno improvvisato: il rapinatore sgonfia una ruota alla macchina o alla moto della vittima e quando questo si ferma a constatare il guasto, viene ripulito in un amen. Agli occhi del balordo di strada, il cinese è dunque una specie di «bancomat ambulante», che garantisce un incasso rapido e sicuro.


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