Blitz quotidiano
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Il Cnel chiude ma i manager si regalano premi di produzione

Cnel: in attesa di chiudere (abrogato dal Parlamento) i manager continuano ad assegnarsi indennità di risultato (da 10 a 16mila euro)

ROMA – Il 9 ottobre scorso il Senato ha approvato l’articolo 40 del ddl Boschi che sopprime il Cnel, organo consultivo istituito nel 1958. Eppure, i 65 dipendenti che ogni giorno si recano nella bellissima Villa Lubin nel cuore di Villa Borghese, continuano come se niente fosse accaduto. Di più, a fine dicembre i dirigenti si sono assegnati una “indennità di risultato”, vale a dire un premio di produzione che varia dai 10mila ai 16mila euro.

Nel frattempo solo 3 dipendenti hanno accettato il trasferimento. Quasi nessuno è infatti disposto ad accettare il passaggio dal Cnel ad un’altra amministrazione per non veder ridotto lo stipendio (almeno 100 euro al mese) e i cospicui vantaggi di una istituzione che autoregolamentandosi ha finito per approntare un fondo di welfare aziendale anche 20 volte superiore a quello ministeriale. Claudio  Marincola su Il Messaggero ci racconta i perché di un altro dei privilegi di casta che pesano sul Paese.

Il fatto è che il Cnel, la casa madre dei sindacati italiani, non avendo avuto negli anni d’oro una vera controparte con cui trattare – cioè una controparte che non fossero i sindacati stessi – può contare su un contratto migliore rispetto al resto della pa. […]

Il Cnel, organo di rilevanza costituzionale – che in 60 anni ha prodotto 14 proposte di legge – è un organo consultivo delle Camere e delle Regioni, insomma non è morto. Vive e lotta insieme a noi. Doveva essere abrogato, scomparire nelle more del disegno di legge di riforma costituzionale che trasformerà anche il Senato.  (Claudio Marincola, Il Messaggero).