Blitz quotidiano
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Cold Case: Prealpina e Chi l’ha visto? Come s’arriva a Binda

Il caso di Lidia Macchiè stato risolto dopo 29 anni. Per arrivare a Binda decisiva una lettera pubblicata su la Prealpina e rilanciata da Chi l'ha visto?

VARESE – Il cold case di Lidia Macchi risolto grazie a La Prealpina e a Chi l’ha visto? Per arrivare a Stefano Binda gli inquirenti hanno sfruttato le informazioni scovate dal giornale lombardo e diffuse su scala nazionale dalla trasmissione di Rai Tre. La lettera anonima dell’assassino, inviata ai genitori di Lidia Macchi il giorno dei funerali, il 9 maggio 1987 (lei era morta due giorni prima), è stata il punto cruciale.

La lettera viene pubblicata dalla Prealpina nel maggio 2015, cioè 28 anni dopo l’omicidio. Nella lettera ci sono indizi che spingono subito investigatori e genitori della vittima a pensare che la mano di chi l’ha scritta sia la stessa che ha pugnalato Lidia nel bosco vicino Varese. Quindi si parla della vicenda a Chi l’ha visto?, che pubblica video e foto della lettera. E qui c’è la svolta: una signora vedendo la lettera riconosce calligrafia e stile del ragazzo. Si tratta dello stesso ragazzo (Binda, appunto) che a questa signora aveva mandato lettere d’amore. A quel punto gli inquirenti ricominciano a indagare e scoprono il diario di Stefano. Il diario in cui è scritto “Stefano è un barbaro assassino”.

Il testo integrale è scritto in stampatello su un foglio bianco, di quelli da inserire nei quaderni a ganci, su due colonne:

“In morte di un’amica La morte urla contro il suo destino. Grida di orrore per essere morte: orrenda cesura, strazio di carni. La morte grida e grida l’uomo della croce. Rifuto, il grande rifiuto. La lotta la guerra di sempre. E la madre, la tenera madre con i fratelli in pianto. Perché io. Perché tu. Perché, in questa notte di gelo, che le stelle son così belle, il corpo offeso, velo di tempio strappato, giace. Come puoi rimanere appeso al legno. In nome della giustizia, nel nome dell’uomo, nel nome del rispetto per l’uomo, passi da noi il calice. Ma la tetra signora grida alte le sue ragioni. Consumatus est questo lo scritto dell’antichissimo errore E tu agnello senza macchia e tu agnello purificato che pieghi il capo timoroso e docile, agnello sacrificale, che nulla strepiti, non un lamento. Eppure un suono, persiste una brezza ristoro alle nostre aride valli in questa notte di pianti. Nel nome di Lui, di colui che cui ha preceduto, crocifissa, sospesa a due travi. Nel nome del Padre sia la tua volontà”.

Dalla lettera tra l’altro emerge l’ossessione religiosa di Binda, che con Lidia condivideva l’appartenenza ad ambienti ritenuti vicini a Comunione e Liberazione. Secondo l’accusa, Binda avrebbe prima violentato la ragazza e poi l’avrebbe punita uccidendola, perché nella sua ottica aveva “violato” il suo “credo religioso” ‘concedendosi’.


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