Cronaca Italia

Cona, (Venezia). Migrante muore nel centro accoglienza: scontri tra profughi e polizia

Venezia, migrante muore nel centro accoglienza: scontri tra profughi e polizia

Cona (Venezia), migrante muore nel centro accoglienza: scontri tra profughi e polizia (Foto archivio Ansa)

VENEZIA – Una giovane migrante è morta nel pomeriggio del 2 gennaio nel centro di prima accoglienza di Cona, in provincia di Venezia. Una morte che ha scatenato la protesta dei profughi ospitati nel centro, che hanno dato vita ad una vera e propria rivolta costringendo all’intervento di carabinieri e polizia per sedare gli animi. La rivolta sarebbe scoppiata perché i migranti sostengono che la macchina dei soccorsi per salvare la giovane, una ivoriana di 25 anni morta in doccia, sia stata messa in azione in ritardo.

Andrea Priante e Davide Tamiello sul Corriere della Sera scrivono che tutto è iniziato intorno alle 17 del 2 gennaio, quando i migranti hanno preso l’ex base missilistica e dato vita alla rivolta, spegnendo le luci e appiccando incendi ai bancali nella struttura e prendendo in ostaggio i 25 operatori che si trovavano all’interno:

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“Roghi organizzati per protestare contro le condizioni in cui si trovano a vivere all’interno della struttura. A scatenare la rabbia, la morte di una di loro: un’ivoriana di 25 anni, Sandrine Bakayoko, arrivata a Cona quattro mesi fa con il fidanzato, dopo un viaggio in gommone che dalla Libia l’ha portata sulle coste della Sicilia. Da lì il trasferimento nel Veneziano. All’alba di ieri si è sentita male, in bagno, ma il compagno l’ha trovata priva di sensi soltanto intorno a mezzogiorno.

«Ho sfondato la porta e l’ho trovata lì, distesa a terra», racconta. «Stava male da giorni, tossiva, aveva la febbre. Questo non è un posto dove ospitare delle donne». I profughi dicono che i soccorsi sono arrivati troppo tardi. Ricostruzione smentita dagli operatori del 118, anche se la procura di Venezia ha aperto un fascicolo e oggi ci sarà l’autopsia per chiarire le cause del decesso”.

La rabbia dei profughi è scoppiata quando la giovane ivoriana è stata trovata morta e gli operatori sono stati presi in ostaggio e raccontano:

“«Per un po’ ha funzionato il sistema elettrico di emergenza — raccontava ieri sera uno degli operatori — ma da qualche ora siamo rimasti al freddo e al buio. Se tentassimo di riavviare l’impianto di illuminazione esterno rischieremmo di essere aggrediti. Ogni tanto qualcuno prende a pugni la porta, siamo terrorizzati. Urlano e alcuni di loro hanno in mano delle spranghe. Ci hanno detto: “Stanotte dormirete qui”. Non abbiamo scelta…». Le forze dell’ordine hanno avviato una mediazione. «Per ora è più sicuro che restino lì dentro», ha spiegato nella notte uno dei carabinieri intervenuti. «La protesta — ha aggiunto — sta scemando, appena ci saranno le condizioni per farli uscire senza pericoli, li accompagneremo fuori». A tarda notte poi la liberazione: gli operatori sono stati fatti uscire con delle auto che sono state colpite dai migranti. «Martedì non ci presenteremo a lavoro» hanno detto alcuni di loro”.

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