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Condannato manager perché non vide le tangenti. Premiato lo stesso

Condannato perché non ha controllato ma dice: non avevo i poteri. Reintegrato e premiato dice: è giusto. Marco Buronzo è un dirigente Atc, Agenzia territoriale per la casa di Torino.

TORINO – Condannato perché non ha controllato ma dice: non avevo i poteri. Reintegrato e premiato dice: è giusto. Marco Buronzo, dirigente Atc, Agenzia territoriale per la casa di Torino, condannato per non avere controllato i dirigenti che rubavano, si difende e, a Ottavia Giustetti, che lo ha intervistato per Repubblica, ha detto:

“Non ho mai fatto nulla di cui vergognarmi in quarant’anni di carriera, molta nelle aziende pubbliche. Mi hanno condannato perché non ho controllato cosa facevano i dirigenti delle partecipate ma onestamente non mi è mai stato dato alcun potere di controllo”.
Marco Buronzo nel 2014 rimase coinvolto nello scandalo delle tangenti Ma.net e è stato condannato a 1 anno e 8 mesi di reclusione, in primo grado,per concorso in falso ideologico,  insieme con Carlo Liberati, che però ha anche confessato di avere presto tangenti.
La Atc, azienda pubblica che gestisce le case popolari a Torino, lo ha reintegrato dopo la scarcerazione, e gli ha riconosciuto circa 8 mila e 600 euro di premio di produzione a fine anno. Il premio doveva essere di 10 mila euro, lo stesso degli altri dirigenti suoi colleghi, ma è stato decurtato per i mesi nei quali era ai domiciliari e quindi non ha potuto lavorare. Lo hanno anche  coinvolto nel progetto di stesura del documento anticorruzione aziendale.
Ottavia Giustetti dà voce alla perplessità di tanti e chiede se Marco Buronzo non  crede che l’Atc avrebbe dovuto comportarsi più severamente nei suoi confronti, dopo che è stato condannato. Al che Marco Buronzo replica:
“Ho ricevuto molti attestati di fiducia proprio in azienda e questo è il mio unico conforto: lì tutti sanno che la mia condanna non corrisponde a infedeltà verso il datore di lavoro. Ed è quel che mi ha salvato. Perché, invece, fuori dall’ufficio da tre anni non vivo più”.
Per il documento anti corruzione
“è un attestato di stima e di fiducia. Ho accettato perché il mio caso giudiziario non ha nulla a che fare con la corruzione. Nessuno mi ha mai accusato di aver preso tangenti. Quel che ho fatto semmai è non controllare altre persone. Ma, ripeto, non avevo strumenti per controllare nessuno”.
Marco Buronzo ha guadagnato in un anno come dirigente Atc centomila euro, incluse due voci di contribuzione aggiuntiva. Come lo spiega?
“Il mio stipendio, dopo l’arresto, è stato praticamente dimezzato. Ho preso però due “premi”: il primo da 16mila euro è il compenso per attività di progettazione degli anni passati che mi è stata accreditata adesso; il secondo da 8.600 è la retribuzione di risultato che effettivamente è stato raggiunto. Non vedo perché non avrebbero dovuto darmela”.
Sa che se dovesse essere condannato in via definitiva perderebbe il posto?
“Lo so ma non ho timore, anzi. Spero che arrivi presto l’appello perché io so di essere innocente”.
Intanto, il giudice Andrea Natale, nella sentenza del gennaio 2015, in cui ha condannato Buronzo e Liberati, ha disposto per la Atc, che si era costituita parte civile, un risarcimento per i danni non patrimoniali di 15 mila euro, e per Ma.net il diritto a un indennizzo in sede civile e a una provvisionale immediata di 20 mila euro. La stessa Atc, però, ha riconosciuto a Buronzo il premio di produzione come se nulla fosse successo. 
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