Cronaca Italia

Consip, Luigi Zanda (Pd) sulle rivelazioni del Fatto su Scafarto: “Fuga di notizie agli 007 sarebbe gravissima”

Consip, Luigi Zanda (Pd): "Fuga di notizie agli 007 sarebbe gravissima"

Consip, Luigi Zanda (Pd): “Fuga di notizie agli 007 sarebbe gravissima”

ROMA “Una fuga di notizie ai servizi segreti sarebbe gravissima. Ci sono fatti sui quali chi ha a cuore la dignità delle istituzioni pubbliche e dello Stato non può tacere”: con queste parole Luigi Zanda, capogruppo del Pd al Senato, commenta le indiscrezioni secondo cui il capitano del Noe (il Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri) Giampaolo Scafarto avrebbe svelato ai servizi segreti alcuni elementi dell’inchiesta Consip.

“Dopo le notizie giornalistiche riguardanti alcuni ufficiali di polizia giudiziaria che avrebbero alterato gli atti di una complicata inchiesta sugli affidamenti Consip per far ricadere su Tiziano Renzi (padre dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, ndr) la responsabilità di fatti a lui non riconducibili, oggi la stampa dà un’altra notizia che si fatica a ritenere vera. Ovvero che, nel corso della stessa indagine, i medesimi ufficiali di polizia giudiziaria avrebbero trasferito informazioni e contenuti dell’inchiesta a personale dei servizi segreti. Sono notizie incredibili che, se confermate, potrebbero configurare comportamenti deviati incompatibili con la democrazia e lo Stato di diritto. Per fortuna la ricerca della verità è affidata alla procura di Roma e al procuratore Giuseppe Pignatone”, conclude Zanda.

Il capogruppo del Pd al Senato prende le mosse da un articolo uscito sul Fatto Quotidiano a firma di Valeria Pacelli e Vincenzo Iurillo secondo cui il capitano Scafarto sarebbe indagato anche per rivelazione di segreto d’ufficio per la vicenda dei contatti con un ex superiore con il quale lavorava al Noe, passato ai Servizi segreti. Il sospetto, scrive il Fatto, è che Scafarto abbia rivelato alcune informazioni sull’indagine Consip.

Scrive il giornale diretto da Marco Travaglio:

La nuova iscrizione nasce proprio da alcuni elementi dell’informativa depositata il 9 gennaio 2017 inviati per mail a questa persona che adesso lavora all’Aise, i Servizi segreti esteri. (…) E poi c’è questa nuova vicenda: perché il capitano avrebbe rivelato all’Aise – che dipende dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – elementi di un’indagine in cui veniva citato il padre dell’ex premier? E soprattutto, se questo è avvenuto, le notizie sull’inchiesta Consip sono state trasmesse a qualcun altro?

Secondo i pubblici ministeri titolari dell’indagine sarebbero due le parti dell’informativa che sono state manomesse:

la prima riguarda i Servizi segreti, l’altra invece riguarda la frase “Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato”, attribuita falsamente ad Alfredo Romeo, l’imprenditore napoletano in carcere per corruzione. A pronunciare questa frase era stato, come correttamente riportato nei brogliacci, l’ex parlamentare Italo Bocchino (accusato di traffico di influenze) e il riferimento era probabilmente all’ex premier e non al padre Tiziano Renzi, indagato come Bocchino per traffico d’influenze.

A questo si aggiunge un terzo falso del quale ha scritto ieri Il Messaggero. Il quotidiano fa riferimento a una discrasia riscontrata dai pm tra la trascrizione di una intercettazione ambientale e il contenuto di un messaggio inviato su Whatsapp da Scafarto. Secondo Il Messaggero, questo messaggio smentirebbe quanto trascritto nell’informativa. Adesso, con la scoperta della mail tra Scafarto e un uomo dell’Aise, si aggiunge un nuovo capitolo a questa complessa inchiesta.

 

 

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