Cronaca Italia

Coppia condannata per frode, beni per 22 milioni dissequestrati “per un cavillo burocratico”

Coppia condannata per frode, beni per 22 milioni dissequestrati "per un cavillo burocratico"

Coppia condannata per frode, beni per 22 milioni dissequestrati “per un cavillo burocratico”

FERRARA – Ventidue milioni di beni sequestrati ad una coppia di marocchini da dieci anni residenti in Italia e condannati per frode fiscale e associazione a delinquere vengono dissequestrati per un cavillo burocratico. La vicenda è riportata da La Nuova Ferrara, che ricostruisce la procedura che ha portato all’annullamento del sequestro.

Nel mirino dell’inchiesta, Bilal El Mangar e Souad Mochrik, imprenditori di origini marocchina (lei laureata in economia, lui ex facchino) che negli ultimi 10 anni avevano creato un impero nel settore della logistica, e che sono stati condannati per frode fiscale e associazione a delinquere alla pena di 6 anni e 9 mesi, riferisce la Nuova Ferrara.

Secondo l’accusa, spiega il Gazzettino, la coppia dall’inizio della attività nel 2007 nel settore dei servizi e della logistica avrebbe denunciato redditi per 1 milione di euro, mentre secondo la Finanza avrebbe accumulato beni per oltre 22 milioni, frutto di illeciti fiscali, scrive il quotidiano veneto.

Così scatta il sequestro, che ha per oggetto una villa con piscina a Rovigo, altre case a Occhiobello e strutture residenziali a Roma, nel quartiere di Saxa Rubra, un complesso di 20 appartamenti a Crocetta di Longiano, una villa a Ferrara e immobili in provincia.

Ma adesso tutti quei beni sono tornati nelle disponibilità della coppia per un cavillo burocratico, come spiega la Nuova Ferrara:

il primo atto di richiesta di sequestro d’urgenza è del 16 gennaio 2017 e il sequestro vene deciso dal giudice Alessandro Rizzieri il 16 febbraio seguente. L’udienza di convalida era fissata a mercoledì scorso (15 marzo), dunque, secondo i giudici, ben 2 mesi dopo il primo atto. In mezzo a tutto questo, altri atti che hanno falsato la procedura: perché in realtà, il giudice Rizzieri dopo aver ricevuto il 16 gennaio la richiesta, chiede il 6 febbraio ragguagli, che gli vennero presentati dalla procura il 16 febbraio: questo atto, per la procura era quello da cui far partire il conteggio dei 30 giorni per la convalida. Errore, dice il tribunale. Occorre prendere come riferimento la prima richiesta datata 16 gennaio: morale, il sequestro d’urgenza è da annullare. Poiché non sono stati rispettati i tempo tecnici e non vi sono i requisiti per l’urgenza. Ed è qui che i giudici in parte si sbilanciano indicando che non sarebbero emersi riscontri sul «concreto e attuale pericolo di dispersione dei beni in oggetto di richiesta di sequestro, ai fini dell’adozione di procedura d’urgenza».

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