Cronaca Italia

Corruzione sanità a Roma: ex magistrato chiese “rifate seno a mia amica brasiliana”

Corruzione sanità a Roma: ex magistrato chiese "rifate seno a mia amica brasiliana"

Corruzione sanità a Roma: ex magistrato chiese “rifate seno a mia amica brasiliana”

ROMA – Corruzione sanità a Roma: ex magistrato chiese “rifate seno a mia amica brasiliana”. L’ultimo scandalo romano sulla sanità offre un ventaglio aggiornato di possibilità corruttive: oltre alle solite tangenti, alle promesse di assunzione e altre utilità convenzionali spicca il tentativo (non andato in porto) di ottenere gratis di far restaurare il seno a una amica brasiliana da parte di un ex magistrato quale corrispettivo in natura della volgare mazzetta in contanti.

L’inchiesta. Corruzione e turbativa di gara pubblica per l’assegnazione di opere manutentive di strutture sanitarie. Un nuovo scandalo scuote la Capitale e colpisce dirigenti dell’Asl Rm1, tra cui uno che si definiva “il Re con il coltello dalla parte del manico”, oltre ad imprenditori, un parlamentare di Forza Italia ed un ex presidente di sezione della Cassazione.

Nove le ordinanze di custodia cautelare, tre in carcere e sei ai domiciliari, emesse dal gip Massimo Di Lauro su richiesta del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Corrado Fasanelli. Tra i 19 indagati complessivi il deputato Antonio Angelucci e l’ex giudice, ora in pensione Amedeo Franco. Si tratta dell’ ‘ermellino’ che scrisse il verdetto Mediaset che costò il seggio da senatore all’ex premier Silvio Berlusconi. Al centro dell’inchiesta una ramificata rete di reciproche facilitazioni affaristiche finalizzate alla realizzazione di profitti e vantaggi personali perpetrate mediante traffici di influenze e la redazione di false attestazioni.

L’ex magistrato come tangente chiede il seno rifatto per una sua amica. L’episodio è quello che coinvolge, per un’ipotesi di traffico di influenze, Angelucci e, per corruzione, Amedeo Franco e lo stesso Ferraresi. Secondo quanto accertato dalla procura, il deputato di Forza Italia e imprenditore “re delle cliniche” avrebbe contattato Ferraresi per sollecitare un tentativo di aggiustamento di un procedimento in Cassazione riguardante un sequestro preventivo. Angelucci, che si dichiara totalmente estraneo ai fatti, avrebbe assicurato a Ferraresi l’assunzione delle fidanzate dei due figli.

Il dirigente asl, a sua volta, si sarebbe rivolto a Amedeo Franco il quale, dietro la promessa di una falsa certificazione che avrebbe consentito ad una sua amica di ottenere il rimborso di un intervento di mastoplastica, avrebbe tentato l’aggiustamento del procedimento presso il giudice competente, ma quest’ultimo si sarebbe rifiutato liquidandolo in modo perentorio.

Il magistrato si mostra disponibile ad avvicinare l’ex collega, «non un amico, ma uno che conosco da tanti anni», in cambio di un piacere al quale, stando alle intercettazioni riportate nell’ordinanza, lui tiene moltissimo. L’ex ermellino vuole che Ferraresi gli firmi un certificato, con tanto di timbro della Asl, per dire che la sua amica brasiliana, Debora Da Silva Sampaio, aveva «necessità e non solo l’opportunità», scrive il gip Massimo Di Lauro, di un intervento per la sostituzione delle protesi mammarie. Un modo per ottenere il rimborso dall’assicurazione. Che problema c’è? «Te lo faccio io il certificato. Con la medicina legale è inoppugnabile». (Maria Elena Vincenzi, La Repubblica)

In carcere sono finiti Mario Dionisi, titolare del laboratorio di analisi cliniche “Diagnostica Medica”, Maurizio Ferraresi, medico dirigente preposto alla commissione certificazione patenti dell’Asl Rm1, e Claudio Cascarino, responsabile dell’ufficio operativo della stessa azienda sanitaria. Domiciliari per gli imprenditori Alessandro Federici, Carlo Maria Martino, Domenico Francia e Nello Delli Castelli, nonché Rossella Dionisi, sorella di Mario, e Maurizio Ramoino, collaboratore di Cascarino.

Sostanzialmente sono tre gli episodi finiti (uno è quello del seno da rifare) nel mirino degli inquirenti. Il primo verte su 4 milioni e 140 mila euro incassati, secondo la procura illecitamente, da “Diagnostica medica” per prestazioni eseguite, attraverso segnalazioni fatte da Ferraresi a quegli utenti che, per ottenere il certificato di abilitazione alla guida, dovevano sottoporsi ad analisi cliniche. Il compenso di Ferraresi per il “dirottamento” degli utenti verso il laboratorio di Dionisi era di cinquemila euro al mese. Tale pratica è iniziata, secondo l’accusa nel 2010, e l’ammontare di tale corruzione, 330mila euro, è stato oggi sequestrato dai carabinieri del Nas con gli oltre 4 milioni tra beni e soldi.

Il secondo episodio fa riferimento ad un accordo che Cascarino, colui che in un’intercettazione diceva di essere “il Re”, tramite Ferraresi, avrebbe raggiunto con degli imprenditori per truccare una gara da 14 milioni di euro per la manutenzione di edifici di competenza dell’asl.

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