Blitz quotidiano
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Cranio Randagio, ultime ore: le telefonate al 118, la droga…

ROMA – Cranio Randagio: la cronaca delle ultime ore del rapper fa escludere agli inquirenti l’ipotesi di una omissione di soccorso da parte dei suoi amici. Sono passati 17 giorni dalla morte del giovane cantante Vittorio Bos Andrei, 22 anni appena, ritrovato senza vita a casa di amici il giorno dopo una festa. La domanda ora è: chi ha portato la droga che potrebbe aver stroncato il ragazzo? Intanto sembra escluso che possa esserci una qualche responsabilità da parte del padrone di casa, il coetaneo Piefrancesco Bonolis, e di un suo amico. Ovvero coloro che il sabato successivo si sono accorti che Vittorio era morto e hanno quindi chiamato i soccorsi. Ecco la cronaca di Repubblica della mattina successiva alla festa:

Intorno alle 9.15 di mattina, nell’appartamento dei Bonolis, sono rimasti in tre: Pierfrancesco, Vittorio, un terzo amico. A quell’ora rientra Marco Valerio Bonolis e nota che il figlio e l’amico stanno rimettendo in ordine. I piatti sporchi sono nella lavastoviglie, il salotto è pulito, neanche un mozzicone di sigaretta nei posacenere. “Prendo il borsone della palestra e me ne rivado”, dice loro. Non vede Cranio Randagio, perché è già andato a dormire: si è buttato sul letto di Pierfrancesco, lo sentono russare profondamente. “Va tutto bene, papà. Ora siamo stanchi e vogliamo riposare”. I due raggiungono Vittorio nella camera da letto, Pierfrancesco si stende accanto a lui, l’altro si sistema sulla poltrona. Sono le 9.30. “Ci siamo semplicemente addormentati, non abbiamo notato niente di strano in Vittorio”, metteranno a verbale i due ragazzi.

Dopo una notte brava i ragazzi quindi riprendono a dormire la mattina di sabato. Vittorio, a sentir loro, alle 9,30 dorme beatamente e sembra perfettamente in salute. I due amici si risvegliano intorno all’ora di pranzo ed è in questo momento che si accorgono che c’è qualcosa che non va.

La prima telefonata al 118 è delle 13.55. “Ci eravamo svegliati da pochissimo”, sostengono i due. Pierfrancesco si è accorto subito che Cranio Randagio non respira più e ha il volto cianotico. Preso dal panico, chiama al cellulare la madre Rory che gli dice di andare ad avvertire un loro vicino dottore. Ci va l’altro amico: sale due piani di corsa, suona il campanello ma nessuno risponde. Intanto Pierfrancesco chiama il 118. “Vi mandiamo un’ambulanza al più presto”. I minuti che passano devono sembrare ore, Vittorio è steso sul letto, immobile, non è cosciente. Pierfrancesco fa una seconda chiamata al 118 – le telefonate e gli orari risultano dai tabulati – proprio mentre arrivano i medici. Sono le 14.08 circa, ci hanno messo meno di un quarto d’ora. Adagiano Vittorio sul pavimento, sul suo corpo non ci sono segni che possano far pensare a un trauma o a una violenza: provano a rianimarlo per un tempo assai lungo, giudicando quindi che il suo cuore si sia fermato da poco.

La svariate telefonate fatte dal giovane padrone di casa lasciano pensare che fosse davvero preoccupato per l’amico e che non abbia omesso il suo soccorso. Oltre ai medici arriva anche la polizia: la casa è pulita, non ci sono droghe. L’autopsia su Vittorio ha escluso malformazioni cardiache, resta da completare l’esame tossicologico. Solo quello potrà confermare con certezza se quella sera avesse assunto droghe fino a morirne. E a quel punto la domanda sarebbe: fornite da chi?