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Csm: giudice finge furto telefonino per coprire tradimento a moglie

ROMA – Il giudice quel messaggio Whatsapp non voleva mandarlo alla moglie, bensì all’amante. Ma ormai il danno era fatto e la sua signora si era piuttosto insospettita per quelle parole evidentemente non rivolte a lei.

Così il giudice del Csm, preso evidentemente dal panico, ha pensato bene di denunciare il furto del suo cellulare, in modo da rassicurare la consorte. Ma è stato scoperto dai carabinieri che ora lo hanno segnalato per simulazione di reato. Ne parla La Stampa:

La voce è circolata in fretta e ha creato, prima, molto imbarazzo tra componenti dell’organo di autogoverno della magistratura, poi, fastidio e rabbia, all’interno del sindacato dei magistrati. Quella che sarebbe, e dovrebbe restare, una vicenda privata si è trasformata in un problema politico. «Getta discredito su tutto il Consiglio» hanno cominciato a dire i consiglieri, altri addirittura hanno parlato di «imbarazzo per l’intera magistratura» sperando in una punizione esemplare per ridare dignità alla categoria e dimostrare che i magistrati non sono come gli altri poteri dello Stato che in caso di difficoltà fanno quadrato e si proteggono a vicenda.

In particolare il giudice Clementina Forleo ne ha parlato persino su Facebook, non ha indicato il nome, ma ha specificato chiaramente che «la Commissione che presiede è quella che decide gli incarichi direttivi», chiudendo così la caccia al nome sulla chat interna dei magistrati. Ovviamente le decisioni delle procure e della Disciplinare del Csm hanno vita loro, però, sono in molti, anche tra i magistrati, a classificare una vicenda privata e una leggerezza dettata dalla paura di affrontare una moglie arrabbiata non come eventuale reato da sanzionare senza se e senza ma. Infatti il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, vista le voci incontrollate, ha deciso di intervenire. In un comunicato il numero due di Palazzo dei Marescialli dichiara: «A seguito di richieste di chiarimento formulate da vari colleghi» e «all’esito di verifiche non risulta pendente alcun procedimento penale o disciplinare a carico di componenti del Csm».