Cronaca Italia

Daniele De Santis, 10 anni di sconto pena. La madre di Ciro Esposito: “La sua vita valeva di più”

Daniele De Santis, 10 anni di sconto pena. La madre di Ciro Esposito: "La sua vita valeva di più"

Daniele De Santis, 10 anni di sconto pena. La madre di Ciro Esposito: “La sua vita valeva di più”

ROMA – Daniele De Santis, 10 anni di sconto pena. La madre di Ciro Esposito: “La sua vita valeva di più”. Non l’ha presa bene la madre di Ciro Esposito, è amareggiatissima per la sentenza che ha ridotto di dieci anni, da 26 a 16, la pena per l’uomo che ha assassinato suo figlio, l’ultrà romanista Daniele De Santis. “Ci piange il cuore ancora una volta”, si è commossa. “La vita di mio figlio non valeva sedici anni. Magari tra qualche anno lo liberano pure”, ha detto al Messaggero.

A tre anni da quella maledetta finale di Coppa Italia (si giocava a Roma Napoli-Juventus), la Corte d’Assise d’Appello sta definendo i verdetti: pena più leggera dunque per De Santis cui sono state abbonati il reato di rissa e l’aggravante dell’omicidio per futili motivi, assoluzione dall’accusa di rissa anche per i tifosi napoletani Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito, i due supporter napoletani amici di Ciro. Una piccola soddisfazione per sua madre che perlomeno vede cancellata la macchia degli scontri attribuibili alla compagnia di Ciro.

Ai primi passi dell’indagine l’omicidio di Ciro Esposito era ritenuto il frutto di una imboscata che poteva trasformarsi in strage, non la risposta a un pestaggio. La procura lo riteneva «un agguato preordinato con bombe carta e una pistola col colpo in canna». «Un caso unicum», era stato specificato nella richiesta di ergastolo, «Mai nella storia del Paese uno scontro tra tifoserie calcistiche è finito a pistolettate. Massimo a colpi di bulloni, aste, sampietrini, massimo a coltellate, e quasi mai in punti a rischio». In appello – davanti alla corte presieduta da Andrea Calabria con Giancarlo De Cataldo – invece i futili motivi non hanno retto. Violenza pura o eccesso nella legittima difesa. Le motivazioni saranno note tra tre mesi. (Adelaide Pierucci, Il Messaggero)

To Top