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Delitto Meredith, l’arringa di Giulia Bongiorno

113543_PER110_APArringa “show” al processo sull’omicidio di Meredith Kercher in corso a Perugia. A parlare, nella mattinata di lunedì 30 novembre, è stata l’avvocato Giulia Bongiorno, difensore di Raffaele Sollecito.

Nonostante fosse reduce da un fastidio alla gola il legale non si è risparmiato attaccando a tutto tondo la ricostruzione dei pm. Per la Bongiorno il quadro accusatorio «ha il sapore dell’opera incompiuta dove manca la parte essenziale». Un affresco pieno di buchi a cominciare dalla non provata conoscenza tra Rudy Guede, già condannato in primo grado e Sollecito.

Per l’avvocato i due non si conoscevano affatto e «l’unico elemento che li lega è il capo d’imputazione». Mancano nella requisitoria troppi elementi essenziali e la Bongiorno, citando Sergio Endrigo, la definisce «una casa molto carina, senza soffitto e senza cucina».

«Sollecito – ha detto ancora l’avvocato – era vicino alla laurea e coltivava i propri sogni ma ha inciampato in un’impronta che glieli ha strappati». L’unico elemento su cui poggia l’accusa, a suo dire è l’impronta: troppo poco per una condanna.

La Bongiorno, infine, ha parlato della mattina del ritrovamento del cadavere, il 2 novembre del 2007. «Sollecito – ha detto – ha dato l’allarme e ha atteso gli inquirenti su un gradino davanti alla casa del delitto. Vi pare credibile che un assassino faccia questo?».


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