Cronaca Italia

Denise Pipitone, l’ultima beffa: spedita alla mamma la nuova tessera sanitaria

Denise Pipitone, l'ultima beffa: spedita alla mamma la nuova tessera sanitaria

Denise Pipitone, l’ultima beffa: spedita alla mamma la nuova tessera sanitaria

TRAPANI – Nella buca della posta ha trovato una lettera della Regione intestata alla figlia e contenente la nuova tessera sanitaria per la piccola. L’ultima beffa per Piera Maggio, la mamma di Denise Pipitone, scomparsa da Mazara del Vallo, l’1 settembre di tredici anni fa, mentre giocava sul marciapiedi di casa.

“Mi è venuto un tuffo al cuore”, racconta la mamma sconfortata. In un post su Facebook che ha raccolto oltre 1400 “mi piace”, la donna racconta: “Che tristezza vedere, dentro la cassetta della posta, una busta con la nuova e rinnovata tessera sanitaria di Denise, purtroppo mai utilizzata. In alcuni casi, per lo Stato italiano, gli scomparsi esistono, per altri… si sarebbero eclissati, o forse mai esistiti”.

Ancora oggi di Denise, che al momento del sequestro non aveva compiuto neppure quattro anni, non si sa nulla. “Mia figlia – dice Piera maggio raggiunta al telefono dall’Ansa – è iscritta all’anagrafe e risulta anche nel mio stato di famiglia perché è una bambina scomparsa e, dunque, per lo Stato risulta esserci. Quello che mi amareggia è che il mondo degli scomparsi rimanga a sé stante. Non c’è una ricerca sistematica e siamo noi genitori a doverci attivare tramite i social network e i blog. Ci sono trasmissioni, come Chi l’ha visto? che si occupano di scomparsi”.

Intanto, il prossimo 19 aprile il procedimento giudiziario che vede imputata Jessica Pulizzi, sorella per parte di padre di Denise (il genitore di entrambe è Piero Pulizzi), approda in Cassazione. Nei due precedenti gradi di giudizio, Jessica è stata assolta dall’accusa di concorso in sequestro di minorenne.

“Attendo che ci sia una ferma risposta da parte della giustizia – spiega Piera Maggio – Vorrei capire, a 12 anni e mezzo dal rapimento di Denise, chi si è macchiato di questo orribile reato. Siamo al terzo grado di giustizia e ancora non ci sono colpevoli. I tempi della giustizia sono davvero sconfortanti. Di contro, mai ho perduto la speranza, neanche per un giorno; rimane sempre molto forte in me il pensiero di potere riabbracciare mia figlia”.

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