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Divorzio, se madre mette figli contro il padre paga 150 euro all’ex

ROMA – La madre che, nel corso della separazione, mette i figli contro il padre, rischia non solo l’allontanamento ma pure di pagare 150 euro all’ex marito. La stessa condanna è da intendersi per ogni ordine del giudice disatteso: dovrà cioè corrispondere la stessa somma ogni volta che un provvedimento del Tribunale o dei Servizi Sociali volto a riprendere la relazione genitoriale, andrà vanificato dall’atteggiamento ostile della madre.

Lo stabilisce una sentenza del 2015 emessa dalla prima sezione civile del Tribunale di Roma. Nella fattispecie, il giudice Cecilia Pratesi aveva condannato una donna a corrispondere una somma di denaro all’ex marito per aver ostacolato i rapporti tra lui e le figlie.

Siamo nell’ambito della spesso invocata “sindrome da alienazione parentale”, un tipo di violenza che colpisce i figli, strumentalizzati da un genitore ai danni dell’altro ad esempio negandogli il diritto di vederli o impedendogli di partecipare alle decisioni più importanti che li riguardano.

Come spiega Lucia Izzo dello Studio Cataldi:

Come confermato dagli esperti del settore a seguito di colloquio con le minori, la donna appare ostile a qualunque tipo di rapporto, anche minimo, tra le ragazze e il padre.

Nonostante l’uomo sia coinvolto in un procedimento penale, l’accusa nei suoi confronti di molestie verso le figlie è scattata proprio poco prima della ripresa degli incontri tra padre e figlie e quando una di loro avrebbe dovuto iniziare un percorso di sostegno psicologico.

In presenza di quella che viene definita “sindrome da alienazione genitoriale” per taluni l’affidamento e il collocamento presso il genitore “alienato” sarebbe l’unico rimedio praticabile, ma non nel caso di specie: oltre al fatto che l’uomo è accusato di aver avuto “comportamenti sessualizzanti” nei confronti delle figlie, nonostante egli li ritenga meramente “disinibiti”, il distacco dalla madre potrebbe risultare eccessivamente traumatico per le minori.

Della vicenda dovranno, pertanto, occuparsene i servizi sociali, mentre il giudice (ai sensi del combinato dell’art. 614-bis c.p.c. e dell’art. 709-ter c.p.c.) o il collegio saranno autorizzati anche ex officio ad adottare tutte le misure necessarie, funzionali all’attuazione pratica dell’affidamento, comprese quelle di carattere esecutivo.

La donna viene comunque ammonita dal giudice in quanto, se ostacolerà gli incontri tra padre e figlio imposti dall’autorità giudiziaria, pagherà all’ex marito ogni volta 150 euro e potrebbe, in aggiunta, essere allontanata dalle figlie se renderà difficoltoso il percorso terapeutico disposto dai servizi sociali.