Cronaca Italia

Domenico Diele in carcere da 8 giorni: “Vi prego mandatemi a casa. Ogni notte rivivo l’incubo”

Domenico Diele in carcere da 8 giorni: "Vi prego mandatemi a casa. Ogni notte rivivo l'incubo"

Domenico Diele in carcere da 8 giorni: “Vi prego mandatemi a casa. Ogni notte rivivo l’incubo”

ROMA – “Vi prego, mandatemi a casa. Ogni notte rivivo l’incubo”. Così Domenico Diele, in carcere da 8 giorni per l’omicidio stradale della 44enne Ilaria Dilillo, parla all’europarlamentare di Forza Italia, Fulvio Martusciello, in vista nell’istituto di Fuorni (Salerno). Ogni notte ripensa alla vita spezzata di quella donna: “Soprattutto quando sto al buio, risento la scena dell’impatto”. Nell’oscurità, come su quell’autostrada dove “non ha visto qella donna”. E ha un nuovo chiodo fisso in testa: il braccialetto elettronico. “Perché non arriva? Come mai non ce ne sono?”, domanda.

Per andare agli arresti domiciliari, così come disposto dal gip Fabio Zunica, deve infatti attendere che se ne liberi uno. Nei giorni scorsi il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, aveva spiegato che ne stando arrivando 12 mila. L’errore, ha detto, è “del legislatore: la competenza dell’acquisto è del Ministero degli Interni, non della Giustizia”. Quindi colpa di Minniti o del suo predecessore, Angelino Alfano? “E’ tanto che li abbiamo chiesti – ha aggiunto Orlando – ma ne sono stati utilizzati 10mila, lo vorrei dire, perché non è che non esistano. Ora c’è questo nuovo bando che si dovrebbe concludere entro qualche settimana”.

Intanto il carcere vero costringe Diele a pesare e ripesare il macigno della sua colpa. “Lo so, pagherò tutto”, mormora adesso. “Avrò un processo, pesano i miei errori. Ne ho commessi. Ma il giudice ha deciso di mandarmi agli arresti domiciliari, otto giorni fa. Non posso andarci, mi spiegano, finché non arriva questo anello con un microchip che ti mettono addosso. È vero che non se ne trovano, che ce ne sono così pochi?”.

“Non posso dormire la notte. Non ci riesco”, spiega ancora l’attore a Martusciello. “Mi vengono incontro quelle immagini, anche se non ci capisco niente. Io resto convinto, l’ho detto e ridetto alla polizia e al giudice, che non c’entrava la cannabis, non c’entra la roba che avevo assunto giorni prima. C’entra la maledetta assurda circostanza che mi sono forse chinato a vedere un cd sul display”.

Ma quando è entrato nel tunnel devastante della droga, arrivando a distruggere una vita ormai quasi all’apice del successo? A Roma, risponde cupo. Ma ai giovani ci tiene a dire: “Non devono fare come me. Ecco cosa vorrei dire ai ragazzi. Ma io, ora, non possono dare consigli”. Intanto trova conforto nella famiglia: “Sono venuti a trovarmi mio padre, mia madre, mio fratello che fa l’avvocato”. Una volta sola ha visto la sua fidanzata, Lavinia. “I miei mi hanno portato libri di storia, i Romani, cose antiche – accenna un mezzo sorriso – Però, quando sarà possibile, andrò ai domiciliari con mia nonna”, a Roma. “Il ricordo di un’infanzia felice a Siena“.

 

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