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Donne in burqa in ospedale a Conegliano. La legge vieta ma..

In ospedale con indosso il niqab, una specie di burqa, in Italia si può? È successo all'ospedale di Conegliano (Treviso) giovedì 11 febbraio 2015, nella sala d'attesa degli ambulatori

VENEZIA – In ospedale con indosso il niqab, una specie di burqa, in Italia si può? È successo all’ospedale di Conegliano (Treviso) giovedì 11 febbraio 2015, nella sala d’attesa degli ambulatori; lo hanno notato centinaia di persone, qualcuno ha anche scattato una foto. La foto è finita in mano a Alberto Villanova, consigliere regionale del Veneto e segretario della Lega di Pieve di Soligo che ha montato il caso.

La foto è finita anche al Gazzettino di Venezia, che l’ha pubblicata. Si vedono due donne, sedute, entrambe sono interamente coperte da un ampio camicione che le avvolge dalla testa ai piedi, mentre il volto  coperto da una specie di sciarpa molto grande, tipo foulard, che lascia vedere soltanto dei bellissimi occhi neri e sguardi un po’ preoccupati.

Il tessuto che copre una delle due donne ha un disegno tipo panterato, la stoffa che le copre il viso è nera. L’altra sopra il vestitone color marrone, con bavaglione dello stesso colore sul volto, indossa un giaccone nero in fibra, da uomo.

L’episodio sembra dimostrare che i veneti, bruschi e ostili a parole, razzisti in teoria, sono in realtà un popolo brontolone ma tollerante. La riprova è anche nella modesta adesione dei cittadini di Oderzo alla marcia contro gli immigranti, sotto la pioggia, con ombrelli e fiaccole, guidata dal presidente del Veneto Luca Zaia: solo 300 persone su oltre 20 mila abitanti.

In Lombardia, la norma che vieta il burqa o la copertura quasi integrale del volto è in vigore da un paio di mesi.

Non ci sono solo le donne islamiche nel mirino, ma anche quei tanti, molti dei quli italiani, che hanno la deprecabile abitudine non non togliersi il casco integrale dalla testa quando scendono dalla moto.

In realtà c’è anche la Legge con la L maiuscola, quella di uno Stato chiamato Italia, che vieta  di girare senza poter essere riconosciuti, ma il fatto sia inserito il richiamo in un regolamento consente agli addetti ai controlli di non far entrare chiunque indossi caschi o anche abiti tradizionali che indossano alcune donne musulmane, benché burqa o niqab non siano espressamente citati.

Mauro Favaro riferisce sul Gazzettino la scena con queste parole:

Una donna con un velo nero che le nasconde il viso, un drappo come una specie di burqa che scende dalla fronte fino quasi alla vita lasciando solo una fessura all’altezza degli occhi”.

Aggiunge Mauro Favaro che la donna (anche se, stando alla foto messa on line, se è quella giusta, le donne erano due) è stata notata da molti cittadini che si trovavano

“nella sala d’attesa degli ambulatori dell’ospedale di Conegliano. E qualcuno l’ha fotografata girando subito le immagini ad Alberto Villanova, consigliere regionale della lista Zaia presidente. Apriti cielo”.

Queste le parole di Alberto Villanova, ex asre provinciale di Treviso e segretario della Lega di Pieve di Soligo:

“Nel 2016 è inaccettabile, assurdo, che una persona possa girare in questo modo in un luogo pubblico come un ospedale è una questione di sicurezza, di decoro e di rispetto per il nostro paese. Basta con il finto buonismo che permette queste porcherie nei luoghi pubblici si sta a viso scoperto”.