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Elena Ceste, avvocati Buoninconti: “Caduta mentre vagava”

ASTI – Elena Ceste non è stata uccisa dal marito, bensì dal freddo dopo essere caduta nei pressi del rio Mersa, nell’Astigiano, mentre vagava in preda a una crisi psicotica. Questa la tesi degli avvocati che difendono Michele Buoninconti, il marito di Elena Ceste, accusato e in carcere per la morte della moglie.

In seguito alla condanna a trent’anni di carcere inflitta il 4 novembre scorso, gli avvocati Enrico Scolari e Giuseppe Marazzita hanno depositato un dettagliato ricorso in appello calando anche un asso dalla manica. Una frattura scoperta nello scheletro di Elena Ceste, quella dell’osso sacro, che sarebbe finora sfuggita all’esame autoptico dei periti della procura di Asti. Un dettaglio fondamentale, per la difesa, quello riscontrato dal loro consulente, il medico legale Lorenzo Varetto, che sarebbe appunto compatibile con l’ipotesi di una caduta accidentale della donna la mattina del 24 gennaio 2014.

Secondo i periti dell’accusa, invece, proprio l’assenza di fratture e di segni evidenti sul cadavere della donna, ritrovato nove mesi dopo la scomparsa a soli 800 metri da casa, portavano a ritenere che, pur non essendo possibile stabilire con certezza la causa della sua morte, l’ipotesi più probabile era che Elena Ceste fosse morta dopo essere stata strangolata.

Per il giudice Roberto Amerio, invece, Buoninconti aveva ucciso la moglie “con straordinaria freddezza” dopo aver meditato per mesi il delitto a causa della gelosia che provava. Aveva depistato le ricerche, simulando agitazione per la sua scomparsa. A sostegno di questa ipotesi c’era l’esame delle celle telefoniche che avevano agganciato il suo telefonino, mentre si spostava verso il luogo in cui aveva nascosto il corpo della moglie.

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