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Elena Ceste, frattura osso sacro: asso difesa Buoninconti

ASTI – Una frattura all’osso sacro. E’ da questo dettaglio dell’autopsia su Elena Ceste che la difesa di Michele Buoninconti, il marito condannato in primo grado, riparte. E riformula le cause della morte della giovane mamma di Asti. Una caduta durante un crisi psicotica. Scrive Urban Post:

Il consulente di parte della difesa di Buoninconti, il dottor Lorenzo Varetto, avrebbe infatti riscontrato una importante frattura nel corpo di Elena Ceste – “Dagli accertamenti medici fatti si evince chiaramente che manca il codino terminale della colonna vertebrale …Elena è caduta in preda a una crisi psicotica e si è fatta male all’osso sacro“, ha specificato l’avvocato Scolari – mai evidenziato dal medico legale che eseguì l’autopsia. Per gli avvocati del vigile del fuoco quella sarebbe la prova che Elena Ceste non è stata uccisa. La frattura a detta loro sarebbe infatti compatibile con lo scivolamento e la caduta, non con l’omicidio. Sarà questo l’impianto accusatorio che adotteranno nel processo d’appello la cui data di inizio “sarà resa nota tra fine estate e inizio autunno”, ha rivelato Scolari. “Ci dà ragione la letteratura scientifica in merito, che accerta chiaramente fratture post traumatiche di questo tipo”, ha precisato il legale, annunciando: “Con questi nuovi elementi cercheremo in appello di smantellare la sentenza di primo grado, che ha fatto leva sulla ipotesi omicidiaria. Elena non è stata uccisa, è morta in seguito ad una tragica caduta”.

In seguito alla condanna a trent’anni di carcere inflitta il 4 novembre scorso, gli avvocati Enrico Scolari e Giuseppe Marazzita hanno depositato un dettagliato ricorso in appello calando anche un asso dalla manica. Una frattura scoperta nello scheletro di Elena Ceste, quella dell’osso sacro, che sarebbe finora sfuggita all’esame autoptico dei periti della procura di Asti. Un dettaglio fondamentale, per la difesa, quello riscontrato dal loro consulente, il medico legale Lorenzo Varetto, che sarebbe appunto compatibile con l’ipotesi di una caduta accidentale della donna la mattina del 24 gennaio 2014.

Secondo i periti dell’accusa, invece, proprio l’assenza di fratture e di segni evidenti sul cadavere della donna, ritrovato nove mesi dopo la scomparsa a soli 800 metri da casa, portavano a ritenere che, pur non essendo possibile stabilire con certezza la causa della sua morte, l’ipotesi più probabile era che Elena Ceste fosse morta dopo essere stata strangolata. Per il giudice Roberto Amerio, invece, Buoninconti aveva ucciso la moglie “con straordinaria freddezza” dopo aver meditato per mesi il delitto a causa della gelosia che provava. Aveva depistato le ricerche, simulando agitazione per la sua scomparsa. A sostegno di questa ipotesi c’era l’esame delle celle telefoniche che avevano agganciato il suo telefonino, mentre si spostava verso il luogo in cui aveva nascosto il corpo della moglie.

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  • Elena Ceste, ricorsi Michele Buoninconti: "Non fu omicidio"
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