Cronaca Italia

Elena Ceste, no a nuove perizie chieste da Michele Buoninconti

Elena Ceste, no a nuove perizie chieste da Michele Buoninconti

Elena Ceste, no a nuove perizie chieste da Michele Buoninconti

TORINO – Brutte notizie per Michele Buoninconti, il vigile del fuoco di Costigliole d’Asti, condannato in primo grado a trent’anni di reclusione per l’omicidio della moglie Elena Ceste. La Corte d’Assise d’Appello di Torino ha respinto le richieste della difesa di rinnovazione del dibattimento. Non ci saranno nuove perizie scientifiche sugli abiti, sulle celle telefoniche, sulle cause della morte.

“Tornerò presto. Tornerò a casa”, scriveva ai figli Buoninconti dal carcere di Verbania tra il maggio e l’agosto 2016. E le sue lettere, per la Festa della mamma, per l’onomastico della “sua” Elena, per il compleanno della sorella della vittima, sono state prodotte questa mattina, in Corte d’Assise d’Appello a Torino, dagli avvocati della famiglia Ceste, parte civile nel processo. “Riflettono aspetti della personalità dell’imputato che sono importanti ai fini della decisione dei giudici”, spiegano i due legali, Deborah Abate Zaro e Carlo Tabbia.

Buoninconti scriveva di una famiglia felice, unita. Scriveva di incontrare la moglie tutte le sere: in sogno, naturalmente, perché la donna, scomparsa il 24 gennaio 2014 e ritrovata senza vita otto mesi dopo in un rio a 800 metri da casa, fu in realtà uccisa. Secondo la sentenza del tribunale di Asti proprio da lui.

Oggi la Corte ha respinto tutte le richieste della difesa ma per gli avvocati Giuseppe Marazzita ed Enrico Scolari “la partita è ancora da giocare”. “Evidentemente – spiegano – i giudici hanno stabilito che bastano quelle realizzate durante il processo di primo grado. Però hanno acquisito i documenti che abbiamo presentato”. Carte che, ad avviso dei due legali, potrebbero stravolgere il quadro. “Ci sono – dicono – nuove fotografie del corpo, da cui emergono due fratture. Ci sono i report che dimostrano come il rio sia esondato più volte nel corso dei mesi. Ci sono i verbali da cui risulta che i vigili del fuoco, il giorno della scomparsa di Elena Ceste, perlustrarono il luogo in cui fu ritrovata tanto tempo dopo, e non notarono nulla”.

La sentenza di primo grado afferma che Buoninconti uccise Elena, colpevole soltanto di volersi sottrarre “al ruolo di madre e di moglie sottomessa”, agendo con “freddezza straordinaria”. Gli avvocati si spingono più in là. Non solo l’imputato è innocente. “Qui – dicono – non c’è nessun omicidio da punire. Lo possiamo ricavare dagli accertamenti di carattere psicologico, che sono già in possesso della Corte. Noi non pensiamo a un suicidio. Il fatto è che Elena Ceste era in condizioni tali che si può ragionevolmente ipotizzare una fuga dissociativa o una perdita di controllo di sé”, che ha provocato un tragico incidente.

Il processo riprenderà il 27 gennaio con la requisitoria del pg Laura Deodato. Per il momento la sentenza è fissata per il 15 febbraio.

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