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Eleonora Bottaro: “Ho diritto di decidere se fare la chemio”. Sapeva davvero cosa l’aspettava?

PADOVA – Il tumore uccide e le uniche terapie scientificamente valide sono la chemioterapia e la radioterapia. Terapie che, come tutte, hanno degli effetti collaterali ma possono allungare le speranze di vita di un paziente e che, se somministrate in un momento iniziale di un tumore non aggressivo, possono anche determinarne la sopravvivenza. Eleonora Bottaro, appena 18 anni e una leucemia che l’ha stroncata, pensava di essere guarita grazie alle medicina alternativa e in una lettera ha scritto: “Ho diritto di decidere”. Ma sapeva davvero cosa l’aspettava? Questa è la domanda che sorge leggendo un estratto della sua lettera.

Eleonora, convinta dai genitori dell’inutilità della chemio, è morta lo scorso settembre dopo la sua ultima estate spensierata, convinta che per guarire da un tumore sarebbe stato sufficiente non fare nulla e che la chemio uccide. Una lettera, scritta di suoi pugno al tribunale dei minori, sostiene questo. Una lettera che è stata smentita dai fatti, perché Eleonora rifiutando la chemio è morta, mentre con la terapia, per quanto dolorosa e non senza complicazioni, avrebbe invece avuto una qualche speranza di sopravvivere o almeno di godere di un’altra estate spensierata che tanto desiderava passare.

Sul caso di questa giovane ragazza di Bagnoli di Sopra, della provincia di Padova, si è parlato molto. Ora le sue parole messe agli atti il 16 marzo scorso in una lettera di 10 pagine indirizzata al tribunale dei minori, e in un estratto pubblicato dall’Ansa si legge:

“Sono Eleonora Bottaro, residente a Bagnoli di Sopra (PD), una ragazza sufficientemente matura che il 14-08-2016 diventerà maggiorenne. Scrivo quanto segue perché mi sembra opportuno ora dare finalmente la mia versione dei fatti, non essendo mai stata seriamente interpellata, dato che si tratta della mia vita.

Sulla base delle mie conoscenze ed esperienze personali sono più le persone che sono morte dopo la chemioterapia di quelle che al giorno d’oggi sono vive, a cominciare da mia nonna materna. Ritengo di avere tutti i diritti sul decidere della mia vita e di dire di no alla chemio e scegliere cure alternative che non siano così rischiose come quella propostami, specialmente ora che tutti i valori sono ormai vicini alla norma.

Mi spiace per voi, ma la vacanza al mare di quest’estate con il mio fidanzato e la mia compagnia è già organizzata per festeggiare i miei 18 anni e la mia guarigione!”.

Una lettera da cui si evince, nel passaggio finale, come la ragazza dichiari piena coscienza della sua malattia e della patologia che l’affligge, una conoscenza però deviata dalle teorie, non supportate dai fatti, della teoria di Hamer professata dalla famiglia. Una ragazza appena maggiorenne che mostra, nelle sue parole, di non aver compreso quanto grave fosse la sua situazione e di aver pensato di poter festeggiare una guarigione, incosciente nei confronti di un male come il tumore che è difficile da debellare e a cui si sopravvive, a volte per anni, a volte solo per poche settimane o mesi. Nel caso di Eleonora, l’ha strappata dalla sua giovane vita ad appena 18 anni.

L’esperienza personale che professa la giovane nell’aver visto “più morti con la chemio che senza”, resta infatti una visione distorta della scienza e della realtà dei fatti. Se avesse visto le persone a cui la chemio e la radio hanno restituito del tempo, anche se solo qualche mese in più, forse oggi sarebbe ancora qui per raccontare la sua storia. Invece la paura di una cosa che non conosceva, e che l’avrebbe uccisa probabilmente comunque, le ha tolto ogni speranza di un futuro. E allora chiedersi se la ragazza fosse davvero conscia di quello che l’aspettava o solo informazioni parziali sul male che l’affliggeva fossero a sua disposizione, diventa lecito.