Blitz quotidiano
powered by aruba

Emanuela Orlandi. 2 pdf: sentenza Cassazione, ricorso madre

ROMA – Emanuela Orlandi, pubblichiamo due documenti fondamentali per chi da anni segue la vicenda:

1. la sentenza con cui la Corte di Cassazione dovrebbe avere chiuso il percorso giudiziario, lasciando la scomparsa di Emanuela avvolta nel mistero, dopo 33 anni di indagini, piste, depistaggi, supertestimoni e cantonate;

2. il ricorso in Cassazione  di Maria Pezzano,  vedova Orlandi, madre di Emanuela e di Pietro, Pietro Orlandi, fratello di Emanuela Orlandi, a suo tempo presentato contro l’archiviazione decisa dal Tribunale di Roma.

Sono documenti importanti, che possono aiutare le riflessioni di Pietro Orlandi, il quale non ha ancora deciso cosa fare il occasione del 33esimo anniversario della misteriosa scomparsa di sua sorella Emanuela, che cade il 22 del prossimo mese di giugno. Mentre le figlie Salomé, Rebecca e Elettra Orlandi,  si sono date al rock, costituendo un gruppo e confermando una passione per la musica che le accomuna (a parte la somiglianza fisica), alla povera zia, Pietro Orlandi ha davanti a sé una serie di ipotesi. E c’è chi scommette che qualcosa farà:

1. La solita marcia, che però non ha mai raccolto più di qualche decina di persone?

2. Un’altra esibizione stonata in piazza S. Pietro di cartelli e magliette con stampate foto del viso di Emanuela?

3. Un altro sit in, con la solita esangue partecipazione,  con il solito striscione di accuse contro il Vaticano e la magistratura italiana, con la solita indifferenza dei passanti?

4. Annunciare il ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea di Strasburgo per accusare l’Italia di non avere garantito giustizia agli Orlandi?

5. Annuncio da fare da “Chi l’ha visto?” anche perché, a mo’ di cacio sui maccheroni,  l’anniversario della scomparsa di Emanuela quest’anno cade di mercoledì, proprio il giorno in cui quel programma di Raitre va in onda. Fare l’annuncio come ciliegina sulla torta di altre iniziative prese in giornata?

Insomma: che fare dopo la molto prolungata overdose di mistero Orlandi finita nel vicolo cieco della recente sentenza della Corte di Cassazione, che lo scorso 5 maggio ha fatto piazza pulita definitiva di “supertestimoni” farlocchi o truffaldini, piste visionarie, mitomani e “svolte risolutive”  di cartapesta?

Intanto Pietro Orlandi, come vedremo meglio, ha rilasciato all’ANSA una dichiarazione che suona come un’accusa di falso contro la stessa Corte di Cassazione:

“Nella richiesta fatta in Cassazione non risulta da nessuna parte che abbiamo “condiviso le conclusioni dell’accusa in ordine alla esclusione della banda della Magliana”.

Invece risulta, eccome. In Cassazione infatti per opporsi alla sentenza dello scorso ottobre firmata dal GIP Giovanni Ginni, che archiviava le indagini contro tutti gli inquisiti per la scomparsa di Emanuela, ha presentato ricorso, che pubblichiamo per intero, solo la madre di Pietro, Maria Pezzano, che ha chiesto di continuare a indagare solo ed esclusivamente la cosiddetta pista internazionale. Ma nel  precedente ricorso, che pure pubblichiamo per intero, della stessa Pezzano al GIP Ginni per opporsi alla precedente richiesta di archiviazione fatta il 5 maggio dell’anno scorso dalla Procura della Repubblica, si legge chiaramente la sua “Condivisione dell’archiviazione relativa alla banda della Magliana”. Le lagnanze e accuse di suo figlio Pietro sono dunque fuori luogo. Certo, vedere uscire di scena la banda della Magliana e il suo asserito grande capo Enrico “Renatino” De Pedis, significa restare senza il suggestivo copione che ha tenuto banco per anni e anni garantendo presenze in tv e qualche attenzione per le proteste in piazza. La delusione contro la Cassazione è quindi umanamente comprensibile. Umanamente. Ma giuridicamente non sta assolutamente in piedi.

L’indecisione regna sovrana anche a “Chi l’ha visto?”, che cavalca il mistero Orlandi da ben 11 anni, finora collezionando però cantonate. Che fare? L’idea dell’annuncio del ricorso a Strasburgo è buona, ma, come abbiamo visto e come vedremo meglio, può diventare un autogol. Lanciare ancora appelli accorati sperando che stimolino il provvidenziale arrivo di  qualche altro “supertestimone” e intanto puntare ancora una volta il dito a vanvera contro  qualcuno? Contro per esempio don Pietro Vergari, ex rettore della basilica di S. Apollinare, messo di nuovo in croce nella puntata dell’11 maggio per cercare di vanificare agli occhi dei telespettatori la decisione tombale presa pochi giorni prima dalla Cassazione di rigettare l’opposizione della madre di Emanuela.

La Cassazione nella sua sentenza ha fatto notare che il ricorso della Pezzano è improponibile anche perché, come abbiamo visto, è  contraddittorio. È stata infatti la stessa Pezzano a chiedere l’archiviazione della pista “maglianese” e specificamente delle accuse contro tutti i sei indagati, che nel ricorso nomina a uno a uno, quando  tramite il suo avvocato difensore Ferdinando Imposimato si è opposta davanti al GIP Ginni alla richiesta di archiviazione avanzata dal capo della Procura della Repubblica.  A pagina 4 del testo di quella sua opposizione sotto il titolo quanto mai esplicito

“4. Condivisione archiviazione relativa alla banda della Magliana e alla incriminazione per calunnia di Accetti Marco”,

si legge infatti quanto segue:

 “Questa difesa condivide, invece, totalmente la richiesta di archiviazione formulata dal PM relativa alla pista “Banda della Magliana” in persona dei seguenti indagati: Virtù Sergio, Cassani Angelo, Cerboni Gianfranco, Sabrina Minardi, Vergari Piero, Accetti Marco, accusati di sequestro di persona e di omicidi commessi a Roma in danno di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi”.

Nel nuovo ricorso, quello in Cassazione, poi respinto, della Pezzano – che pure pubblichiamo per intero – la banda della Magliana NON viene mai nominata neppure da lontano, preferendo il ricorso della Pezzano continuare a insistere sulla scombiccherata “pista internazionale” cara a Imposimato. Si tratta della caleidoscopica e assai fumosa pista che vuole Emanuela vissuta prima a Parigi, poi in città dell’est europeo e infine in Iraq e Tunisia o Paesi limitrofi dopo essersi innamorata di uno dei suoi rapitori, esserselo sposato e averci fatto vari figli. Prove? Nessuna. Indizi? Nessuno. Ma tant’è…. nel mistero Orlandi l’unica cosa certa è la scomparsa di Emanuela, per il resto solo chiacchiere: 33 anni di chiacchiere. Costate una montagna di indagini nelle più svariate direzioni, a volte chiaramente assurde, e costate perciò inutilmente un sacco di quattrini dei contribuenti.

La signora Pezzano è stata poi l’unica, a nome proprio e non collettivo, a ricorrere anche in Cassazione.I figli della Pezzano, e fratelli di Emanuela, si erano sì opposti alla archiviazione, ma solo davanti al GIP Ginni, con ricorsi che insistevano anche sulla pista della banda della Magliana. Invece il ricorso in Cassazione non l’hanno presentato: giuridicamente parlando,  significa che le conclusioni di Ginni le avevano accettate, cioè condivise. Probabilmente a malincuore e con scarsa convinzione, ma comunque le hanno accettate visto che non le hanno contestate in Cassazione. Come dice il proverbio, chi tace acconsente.

Non si capisce quindi come possa Pietro Orlandi avere dichiarato all’Ansa il 19 maggio:

 “[(ANSA) – ROMA, 19 MAG] – «Nella richiesta fatta in Cassazione non risulta da nessuna parte che abbiamo “condiviso le conclusioni dell’accusa in ordine alla esclusione della banda della Magliana»”

e come possa minacciare querele per chi sostiene il contrario. L’unica spiegazione possibile è che non abbia letto il ricorso di sua madre.

Stando così le cose, il ricorso alla Corte Europea di Strasburgo ventilato da Pietro sarà improponibile. Da indiscrezioni e fermenti tra i suoi seguaci su Facebook risulta che Pietro abbia messo a parte l’idea di ricorrere alla Corte europea e preferisca invece puntare su “nuovi testimoni e supertestimoni”, che chissà da dove verranno fatti sbucare. Tradotto in italiano, significa che Pietro e i suoi fan vogliono in realtà continuare a tutti i costi a far parlare del mistero Orlandi lanciando accuse in tutte le direzioni e presenziando di conseguenza in tv e nel web: difficile, dopo così tanti anni, smetterla di agitare la bandiera della “lotta per la verità”, rinunciare alle luci della ribalta, sia pure sempre più ridotta e modesta, e tornarsene nell’ombra della comune vita di tutti i giorni.

Clicca qui per leggere il pdf del RICORSO in CASSAZIONE PEZZANO

Clicca qui per leggere il pdf della SENTENZA CASSAZIONE-ORLANDI.5516