Blitz quotidiano
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Emmanuel Chidi Namdi, razzismo dilaga anche su Fb: “Poteva restare a casa sua”

FERMO – Emmanuel Chidi Namdi è stato ucciso a Fermo da Amedeo Mancini. Un profugo nigeriano picchiato per aver difeso dagli insulti razzisti di un italiano la giovane moglie. Un omicidio e un atto di violenza di un uomo contro un altro uomo. Eppure il “popolo del web”, lo stesso popolo che ogni giorno cammina per le strade dell’Italia, si è scatenato nei commenti su Facebook e Twitter, rilanciando uno spirito razzista non indifferente. Se l’omicidio da un lato viene condannato, dall’altro le colpe vengono imputate anche al profugo, un cristiano scappato dalla barbarie dei terroristi islamici di Boko Haram in Nigeria. “Poteva restare a casa sua”, scrivono gli utenti della rete, quasi a dire: venendo in Italia ha “meritato” la morte.

Domenico Zurlo sul sito Leggo rilegge i commenti apparsi alla notizia dell’omicidio brutale di Emmanuel, il profugo nigeriano picchiato a morte da Amedeo Mancini per aver difeso la moglie dagli insulti razzisti. Quello che emerge è che davanti all’omicidio esistono morti di “serie A e di serie B” e nonostante la violenza sia condannata, viene giustificata perché rivolta ad un uomo, evidentemente considerato un po’ meno di un uomo:

“Ciò che sorprende, in questo tragico caso, nella enorme mole di commenti (anche sulla nostra pagina Facebook ufficiale), è stata la percentuale di utenti che, pur condannando la violenza, hanno finito quasi per giustificarla. Perché, parafrasando alcuni di loro, «esistono morti di serie A e di serie B» (Giuseppe S.), «avrebbe fatto meglio a restare a casa sua» (Roberto P.) e «preferisco indignarmi per i nove italiani uccisi in Bangladesh» (Caterina G.).

Oscurando, almeno simbolicamente, chi invece si è commosso davvero nel leggere la storia di un uomo arrivato nel nostro Paese dopo terribili disavventure. Come sarebbero stati invece i toni, se fosse stato il povero Emmanuel a insultare la compagna di un italiano, picchiandolo poi a morte? C’è da sperare che la violenza verbale riversatasi sui social non sia poi del tutto rappresentativa della realtà. Almeno per esorcizzare quella parola (razzismo) che stride con la storia di un popolo come quello italiano”.


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