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Eni: in Val d’Agri produzione rispetta requisiti di legge

ROMA – Eni fa sapere di aver preso atto dei provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria nell’ambito di uno dei due filoni di indagine condotti dalla Procura di Potenza sulle attività di produzione di idrocarburi in Val d’Agri. Il filone di indagine che coinvolge alcuni dipendenti Eni è relativo a tematiche ambientali legate all’attività produttiva del Centro Oli di Viggiano e ha comportato oggi l’esecuzione di misure cautelari nei confronti di alcuni dipendenti del centro e il sequestro di impianti funzionali all’attività produttiva dello stesso.

Eni ha provveduto alla sospensione temporanea dei lavoratori soggetto dei provvedimenti cautelari e sta completando ulteriori verifiche interne.

Per quanto riguarda l’attività produttiva in Val d’Agri, che al momento è sospesa (75.000 barili al giorno), Eni conferma, sulla base di verifiche esterne commissionate dalla società stessa, il rispetto dei requisiti di legge e delle best practice internazionali. In tal senso Eni richiederà la disponibilità dei beni posti oggi sotto sequestro e continuerà ad interloquire con la magistratura, così come avviene da tempo sul tema, assicurando la massima cooperazione.

La vicenda cui si fa riferimento è quella per cui Federica Guidi si è dimessa da ministro dello Sviluppo economico, scaricata dal Governo, dopo la pubblicazione di una conversazione con il suo compagno, Gianluca Gemelli, intercettata nell’ambito di un’inchiesta della procura di Potenza sullo smaltimento dei rifiuti legati alle estrazioni petrolifere. “Cara Federica ho molto apprezzato il tuo lavoro di questi anni. Serio, deciso, competente”, le ha risposto Matteo Renzi dagli Stati Uniti aggiungendo tra l’altro di rispettare la sua scelta “personale sofferta, dettata da ragioni di opportunità” che condivide. Quindi l’indicazione sul futuro del dicastero dello Sviluppo: “procederò nei prossimi giorni a proporre il tuo successore al capo dello Stato”.

L’inchiesta ha portato a sei arresti e al blocco della produzione dell’Eni in Val D’Agro, come conseguenza di due sequestri nel centro oli di Viggiano. Guidi non è iscritta agli atti, Gemelli risulta indagato. Ma una telefonata tra i due, in cui il ministro si impegna a far approvare un emendamento per sbloccare un impianto in località Tempa Rossa, vicino Potenza, ha portato in poche ore alle dimissioni. Non solo infatti l’opposizione accusa il ministro di “conflitto d’interessi” e annuncia mozioni di sfiducia, ma la maggioranza ha fatto calare sulla vicenda un raggelante silenzio.

Sono le otto di sera, quando Guidi scrive al premier Matteo Renzi, che si trova negli Stati Uniti in visita istituzionale: “Caro Matteo sono assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunità politica, rassegnare le mie dimissioni. Continuerò come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso Paese”, scrive l’ex presidente dei Giovani di Confindustria, portata da Renzi due anni fa alla guida del dicastero dello Sviluppo.

Risale a fine 2014 l’intercettazione al centro della bufera: “E poi dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato, se è d’accordo anche ‘Mariaelena’, quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte”, dice Guidi al compagno. Il ministro si riferisce a un emendamento che il governo sta per inserire nella legge di stabilità relativo ai lavori per il centro oli della Total in contrada Tempa rossa, a Corleto Perticara (Potenza). Allo sblocco di quei lavori Gemelli stesso, che guida due società del settore petrolifero, ha interesse. La “Maria Elena” citata, è il ministro dei Rapporti con il Parlamento Boschi.