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Ercole Incalza, consulente di 7 governi. 14 volte indagato, zero condanne

ROMA – Ercole Incalza, dal 2001 al 2015, uno dei personaggi di riferimento per le Grandi Opere in Italia. C’è anche lui tra i 4 arrestati di lunedì mattina per un presunto giro di tangenti sulle grandi opere tra cui Expo 2015 e la Tav. Una inchiesta che, oltre ai 4 arrestati, vede indagate ben 50 persone. Ma, secondo l’accusa, che lo definisce “potentissimo dirigente” dei lavori pubblici sarebbe proprio Incalza a capo del “sistema corruttivo”.

L’ingegnere, nato in provincia di Brindisi il 15 agosto del ’44, è stato per molti anni dirigente di vertice al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per poi divenirne consulente esterno: ultimo incarico come capo della struttura tecnica di Missione per l’esame delle questioni giuridiche connesse alla realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti produttivi strategici e di interesse nazionale.

Incalza appare nel mondo dei lavori pubblici alla fine degli anni ’70 alla Cassa per il Mezzogiorno, della quale diventa dirigente nel 1978, assumendo nel marzo 1980 la responsabilità del Progetto Speciale dell’Area Metropolitana di Palermo.Giovane socialista pugliese approda al ministero dei Trasporti con Claudio Signorile. Nel 1983 è consigliere del ministro dei Trasporti, poi nel giugno 1984 assume la responsabilità di Capo della Segreteria Tecnica del Piano Generale dei Trasporti.

Dal gennaio 1985 Dirigente Generale della Direzione Generale della Motorizzazione Civile e dei Trasporti in Concessione, passa alle Ferrovie dello Stato nell’agosto 1991, per diventare Amministratore Delegato della Treno Alta Velocità TAV S.p.A. dal settembre 1991 al novembre 1996. Nel 1998 finisce ai domiciliari insieme all’ex presidente di Italferr Maraini.

Una carriera, quella di dirigente pubblico, che vede la svolta nel 2001. C’era il secondo governo Berlusconi e lui venne nominato capo della segreteria tecnica di Pietro Lunardi. Nei 14 anni successivi Incalza è rimasto nel settore con governi di tutti i colori: è stato con Antonio Di Pietro (governo Prodi).

Fu poi Altero Matteoli (ancora con Berlusconi) a promuoverlo capo struttura di missione, con la successiva conferma di Corrado Passera (Monti), Lupi (governo Letta) e di nuovi Lupi (governo Renzi). Poi l’addio in sordina nel gennaio scorso, mantenendo comunque un ruolo di superconsulente. Nella sua trentennale carriera, Incalza è stato indagato ben 14 volte, uscendone però sempre pulito.


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