Blitz quotidiano
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Ernesto Cardosi uccide moglie, veglia il corpo e su Fb…

ROMA – Ernesto Cardosi ora è in carcere con l’accusa di omicidio. Avrebbe ucciso la moglie, ne avrebbe vegliato il corpo martoriato per 24 ore e in quel lasso di tempo ha scritto su Facebook una poesia. Che parla di morte. E’ il macabro retroscena del delitto di Anna Recalcati, trovata cadavere in casa sua, a Latina, domenica 22 maggio. Scrive il Messaggero:

L’ha uccisa, poi è rimasto in casa a vegliarla per 24 ore. E’ uno dei retroscena dell’uccisione di Anna Recalcati, 69 anni, da parte del marito Ernesto Cardosi, di 72, arrestato all’alba di ieri e trasferito in carcere con l’accusa di omicidio. Secondo i primi riscontri dei carabinieri, l’uomo ha ucciso la donna con la quale viveva da 50 anni al culmine di una discussione avvenuta sabato sera, con un colpo della pistola a tamburo che deteneva regolarmente. Cardosi ha anche dei segni sul volto, se procurati durante la lite o in un gesto di auto-lesionismo è da capire. La vittima, a quanto si apprende, aveva dei problemi di salute per i quali il marito non si dava pace. Dopo il delitto il marito avrebbe vegliato per 24 ore il cadavere prima di ingerire farmaci nel tentativo di togliersi la vita. Domenica mattina l’uomo aveva anche chiamato il figlio, dicendo che aveva un dolore a un fianco e voleva parlargli. Forse voleva confessarsi con lui, hanno fatto una passeggiata insieme, ha detto che il dolore era passato ed è rincasato senza dire nulla. Fino alla macabra scoperta di domenica sera, quando lo stesso figlio – preoccupato perché a casa non rispondeva nessuno – è andato lì e si è trovato di fronte una scena raccapricciante.

Ed ecco i versi di Cardosi, pubblicati sabato 21 alle 18,32 sul suo profilo Facebook:

“Non ho paura della morte / sono stato sempre forte. / Sono sempre assai credente / e non sarò mai un perdente. / Sarò sempre un uomo vero, / perché il mio animo è sincero. / Credo al mio passato / e l’ho sempre ricordato. / Non sono mai assente. / Vivo sempre nel presente. / Penso anche al futuro, / di cui sono sempre più sicuro. / Io, che ho sempre lavorato, / ho anche guadagnato. / Ho potuto ben viaggiare / e potermi poi riposare. / Mi son sempre ben vestito / e mi sono divertito. / Non ho fatto il giornalista, / ma ho preferito far l’artista. / Sono stato uno scultore, / ma ho preferito far il pittore. / Quando sono stato a dieta, / ho, però, fatto il poeta. / Ho dovuto molto lottare, / ma ho potuto anche sognare. / Sono stato un vigoroso / ed anche fascinoso. / Ho dovuto anche soffrire, / ma ho potuto anche gioire. / Non sono stato un comandante, / ho fatto il commerciante. / Ho venduto molto vino, / ma sono stato anche divino. / Sono stato il migliore / ed ho creato lo stupore. / Sono stato un po’ malato, / ma mi sono poi curato. / Sono stato un po’ avvilito / e per questo ho un po’ patito. / Oggi sono un po’ invecchiato, / ma non mi sono addormentato. / Se mi chiedi chi son io, / ti rispondo: dillo a Dio”.


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