Blitz quotidiano
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Esami troppo facili anche per i migranti

Esami d'italiano per ottenere il permesso di soggiorno inattendibili. Bassa offerta formativa e verifiche scadenti umiliano i migranti

ROMA – Esami di italiano per stranieri troppo facili: purtroppo il vizio nazionale di verifiche indulgenti e non corrispondenti al reale livello di istruzione ha contagiato l’offerta formativa per i nuovi arrivati, i migranti che cercano di integrarsi. Se può far sorridere un “Ghino Paoli” nei compiti di uno straniero cui è stata affidata come esercizio la traduzione della popolare canzone “La gatta”, dovrebbe inquietare il fatto che, come per gli studenti di casa nostra, voti e giudizi al nord sono più severi che al sud. E la conoscenza dell’italiano constatata non raggiunge nemmeno un livello elementare. Il livello A2 permette a malapena di scrivere il proprio nome, ma consente di ottenere il permesso di soggiorno di almeno un anno e basta per il permesso Ue di “lungo periodo”.

Il confronto con l’estero è mortificante: Norvegia, Austria, Germania, Gran Bretagna chiedono un livello B1 quando un B2. Ma perché qualcuno possa accedere a questi livelli servono investimenti: e infatti un migrante è obbligato a frequentare dalle 400 alle 900 ore  di lezioni offerte dallo Stato.

Bassa l’offerta, scadente la verifica: questo rapporto di causalità è un colpo sia per il fallimento messo in preventivo della capacità di fornire una competenza linguistica di base quale strumento privilegiato in vista dell’integrazione, sia per l’implicita volontà di far restare sulla scala più bassa della società gli stessi migranti. Spiega una insegnante e dirigente scolastica al Corriere della Sera che quella degli esami farsa è un boomerang e una mancanza di rispetto verso i potenziali nuovi italiani.

«L’A2 è un dispetto che noi facciamo a chi arriva, sottintende l’idea di fondo che la loro prima e anche la loro seconda generazione debbano restare a livelli bassi, in ruoli subalterni», sostiene Fiorella Farinelli, già asra rutelliana e dirigente del Miur con Fioroni ministro, ora volontaria della Rete Scuolemigranti e maestra di Mahmud, Augustine e qualche altra dozzina di studenti in cammino verso la speranza.

Il cammino è accidentato, le differenze tra compagni di viaggio assai vistose ovunque. A due passi dalla stazione Termini di Roma, in cima a quattro rampe di scale dell’istituto tecnico Duca degli Abruzzi di via Palestro, praticamente in piccionaia, s’arriva all’aula di uno dei cinque Cpia della capitale (la sigla sta per Centro per l’istruzione degli adulti, ultima creazione della nostra burocrazia e delle nuove normative). (Goffredo Buccini, Corriere della Sera)