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Eternit: processo riaperto, “ne bis in idem” modificato

ROMA – Eternit: processo riaperto, “ne bis in idem” modificato. Il processo Eternit bis può andare avanti. La Corte Costituzionale ha corretto una parte della norma sul “ne bis in idem”, il principio in base al quale non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto, e, nella sostanza, ha acceso il semaforo verde per il tribunale di Torino. Il via libera riguarda sicuramente 72 dei 258 casi di morte da amianto contestati dalla pubblica accusa all’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny.

Per gli altri, si vedrà. In ogni caso l’udienza preliminare riprenderà nei prossimi mesi. L’elvetico era già stato prosciolto con sentenza definitiva dall’accusa di disastro ambientale perché il reato, secondo la Cassazione, era prescritto. Nel nuovo procedimento l’accusa è di omicidio volontario. Era stato il gup Federica Bompieri, il 26 luglio dello scorso anno, a interpellare la Corte Costituzionale.

“Ne bis idem” modificato dalla Corte. Il nodo da sciogliere, come più volte ribadito dallo staff legale di Schmidheiny, era il “ne bis in idem”: la condotta attribuita all’imputato (avere trascurato i problemi legati alla lavorazione dell’amianto in alcuni degli stabilimenti italiani della Eternit, fra cui quello di Casale Monferrato) era la stessa tanto nel primo quanto nel secondo processo. La decisione della Consulta, messa nero su bianco dal relatore Giorgio Lattanzi, lascia aperte alcune porte.

Dopo avere sancito che l’articolo del codice che regola la questione (il 649) è in parte illegittimo e deve essere ritoccato, la Corte afferma che “sulla base della triade condotta-nesso causale-evento” un tribunale può stabilire che il fatto oggetto del nuovo giudizio è il medesimo “solo se riscontra la coincidenza di tutti questi elementi assunti in una dimensione empirica”. Per questo motivo “occorre accertare se la morte o la lesione siano già state specificatamente considerate, unite al nesso di causalità con la condotta dell’imputato”.

Uno degli avvocati di parte civile, Sergio Bonetto, afferma che “per i vecchi casi di morte, quelli contestati nel primo processo (sono 186 – ndr), bisognerà fare delle verifiche supplementari, e noi siamo pronti a dare battaglia in aula”. La lettura dello staff di Schmidheiny è diversa: l’udienza preliminare deve riprendere solo per 72 decessi, dove “la difesa dimostrerà nuovamente che l’accusa di omicidio volontario è del tutto inconsistente e che un secondo rinvio a giudizio è inammissibile”. “Nel primo processo – dicono nell’entourage dell’imprenditore – sia i giudici sia il procuratore avevano presentato Stephan Schmidheiny come un assassino di massa, un killer seriale e un terrorista, adducendo le oltre tremila vittime come esempio di tale comportamento”. Ma è proprio questo – si sostiene – a dimostrare che “il tribunale aveva già giudicato Schmidheiny per la totalità delle vittime”.

In ogni caso la procura di Torino, sulla scorta di indagini svolte dai pm Raffaele Guariniello (ora in pensione) e Gianfranco Colace, si prepara a contestare almeno altri 94 casi perché “di amianto si continua a morire”.