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Fabio Di Lello, uccide per vendicare la moglie uccisa: come nel film Il Gladiatore

  • Fabio Di Lello, uccide per vendicare la moglie uccisa come nel film Il Gladiatore
  • Fabio Di Lello, killer per vendicare la moglie uccisa come il Gladiatore01
  • Fabio Di Lello, killer per vendicare la moglie uccisa come il Gladiatore02
  • Fabio Di Lello, killer per vendicare la moglie uccisa come il Gladiatore03
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  • Fabio Di Lello, killer per vendicare la moglie uccisa come il Gladiatore07
  • Fabio Di Lello, killer per vendicare la moglie uccisa come il Gladiatore08
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Fabio Di Lello, uccide per vendicare la moglie uccisa come nel film Il Gladiatore

Fabio Di Lello, uccide per vendicare la moglie Roberta Smargiassi, uccisa da un automobilistaa passato col rosso. Vendetta come nel film Il Gladiatore

VASTO – Fabio Di Lello è un marito innamorato, impazzito dal dolore, fino al punto da tramutarsi in gladiatore. La sua foto copertina su Facebook sembra avere ora il significato amaro di una tragedia annunciata. Una foto tratta dal film Il gladiatore, la scena in cui Massimo Decimo Meridio torna dalla guerra e scopre la sua famiglia massacrata per vendetta dai pretoriani.

La vendetta di Fabio si è consumata mercoledì 1 febbraio dinanzi a un bar in via Perth a Vasto. Fabio ha impugnato una pistola e ha ammazzato in pieno giorno il giovane che a 21 anni che un sera di sette mesi fa, gli aveva portato via la giovane moglie, Roberta Smargiassi.

Ucciso Italo D’Elisa, Di Lello è andato al cimitero e ha deposto la pistola sulla tomba della moglie morta. Poi si è costituito, dopo avere  chiamato il suo avvocato dicendogli che aveva ucciso l’assassino di sua moglie e stava andando al cimitero per salutare la sua Roberta.

Una sera di luglio del 2016 Roberta si trovava a bordo del suo scooter all’incrocio tra corso Mazzini e via Giulio Cesare, a Vasto. Quello stesso incrocio fu attraversato a tutta velocità da D’Elisa, al volante di una Fiat Punto, che non si era fermato al semaforo rosso. Roberta fu sbalzata via con violenza e scaraventata contro il palo. L’impatto fu fatale.

Dopo l’incidente, Italo era stato sottoposto a tutte le analisi del caso: non era stato trovato né in stato alcolico né sotto effetto di droghe. Ma da quel giorno Fabio non si è dato pace, anche per il fatto che il responsabile della morte della moglie era a piede libero.

Sono seguiti mesi di scontri sui social tra le varie fazioni, manifestazioni con cortei per “chiedere giustizia” da parte dei familiari di Roberta, con Fabio in testa, liti mediatiche, la fiaccolata passando davanti all’ospedale fino al Palazzo di Giustizia, di preghiera nella Cattedrale di San Giuseppe.

Il 30 dicembre scorso per chiedere “Giustizia per Roberta“, i familiari avevano organizzato un “memorial natalizio di calciotto” presso il centro sportivo San Gabriele di Vasto. Al memorial avevano partecipato quattro squadre, tra cui una formata dagli amici della coppia.

Il pallone è sempre stata la vera passione di Fabio, ex giovane promessa del calcio locale. Il 34enne ha giocato con la Vastese, dove aveva debuttato in serie D e poi San Salvo, Virtus Cupello, Casoli, San Salvo e Vasto Marina. Continuava a giocare con gli amici a calcetto quando aveva del tempo libero. Lavorava con i genitori nella panetteria di via Roma a Vasto non venendo mai ai suoi doveri anche dopo il terribile schianto che lo scorso primo luglio gli portò via sua moglie nel cuore della notte.

Ogni giorno da quando sono stati celebrati i funerali della sua amata moglie, era al cimitero. Ogni giorno per fermarsi davanti alla lapide per accarezzare la foto della donna che aveva sposato solo pochi mesi prima. C’è chi dice che si fermasse addirittura, qualche volta, a mangiare con lei. Appuntamento fisso con Nicolino Smargiassi, papà di Roberta. Da tempo, però, sembra che andasse ripetendo proprio al suocero che a “quello” gliel’avrebbe fatta pagare.

Su quella tomba Di Lello ha lasciato la pistola con la quale ha compiuto l’omicidio, dentro una busta di plastica, prima di consegnarsi alla giustizia. Come un omaggio, la testimonianza di una vendetta, forse promessa su quella tomba.

Su Facebook aveva lasciato scritto il suo disperato grido di dolore: “La mia Roberta mi è stata rubata, rubata ai propri sogni, ai progetti di vita, rubata al suo desiderio di essere madre, rubata al mio amore, agli amici, al suo amore per la vita, al suo sorriso, ai suoi genitori a tutti noi”.

 

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