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Fabio Rizzi, soldi anche in freezer: “Così pagavo il mutuo”

Le intercettazioni della Procura di Monza aggravano la posizione di Fabio Rizzi, consigliere della Regione Lombardia accusato di aver intascato tangenti

MILANO – Ben 17mila euro sono stati trovati in casa di Fabio Rizzi, il consigliere della Regione Lombardia arrestato il 16 febbraio, di cui 2mila nascosti in un congelatore. “Con quei soldi pagavo il mutuo da 5mila euro”, ha detto il consigliere della Lega Nord che è accusato di aver intascato tangenti e per questo è stato arrestato insieme ad altre 15 persone.

Il Secolo XIX scrive che, stando alle intercettazioni registrate, Fabio Rizzi puntava ad intascare i soldi con il progetto della realizzazione di un ospedale pediatrico in Brasile. Un progetto che secondo la Procura di Monza era solo di facciata e i cui guadagni sarebbero finiti nelle tasche dello stesso Rizzi e di quello che i pm definiscono il “braccio destro”, Mario Longo,

“al solo scopo di trarre profitti personali, mascherati con compensi per consulenze o a prestanome, garantendo gli interessi di consulenze private e arrivando a lucrare sulla sponsorizzazione da parte di Rizoma srl”. I guadagni, “quantificati in un paio di milioni a testa, sarebbero stati occultati in società estere create allo scopo”.

Tra le intercettazioni figurano anche quelle di Maria Paola Canegrati, anche lei arrestata il 16 febbraio insieme a Fabio Rizzi, che parla invece del “materiale scadente”, scrive Il Secolo XIX:

“Nessuno dei miei si lamenta sull’Elite (un tipo di pasta ortodontica )…anche perché se no li prendo a sberle”, dice a un tale Nuccio, Maria Paola Canegrati, anche lei arrestata ieri. La conversazione telefonica verte sulla gara vinta da una delle società della galassia Canegrati per una fornitura di manufatti ortodontici, protesi e altro al Policlinico di Milano. Decisivo per l’esito della gara, secondo la Procura di Monza, sarebbe stato il ruolo di un altro arrestato, Giorgio Alessandrì, dirigente di Odontoiatria nel reparto di Stomatologia del Policlinico. Alessandrì, scrive il gip, “si prodigava”, “per favorire gli interessi economici di Canegrati”.

 

L’inchiesta condotta dal pm di Monza, Manuela Massenz, continua a far emergere nuovi particolari sugli arrestati e intanto Fabio Rizzi già il 18 febbraio sarà pronto a difendersi dalle accuse durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Emanuela Corbetta, con cui parlerà anche delle intercettazioni che paiono inchiodare l’ex senatore leghista, sospeso dal partito dal leader della Lega Nord Matteo Salvini, scrive l’Ansa:

“Dai dialoghi viene a galla che il consigliere regionale lombardo percepiva “circa 8.000 euro” al mese e “di questi ne versa 1.500 alla Lega Nord e 5.000 di mutuo”. E proprio per estinguere quel mutuo, come risulta da una telefonata con la compagna, Rizzi era in attesa di “operazioni giuste”.

In particolare, l’8 agosto scorso, spiegava che “dall’ospedale pediatrico, cioè dall’ospedale in Brasile, potrebbero venir fuori un paio di milioni a testa”. E ancora diceva alla compagna, Lidia Pagani (ai domiciliari): “Ci sono due o tre operazioni grosse in ballo”. E lei: “Si, ma cosa intendi per grosse? Come entrata…”. La risposta: “Qualche milione di euro”. Pagani: “Da dividere in quanti?”. Rizzi: “tre”. Dopo di che il politico parlava anche di “una compravendita di zucchero per la Russia”.

Nel provvedimento di custodia cautelare spunta, poi, il riferimento ad un “pizzino” con un probabile accordo, con tanto di cifre su presunte tangenti da incassare in futuro, tra Longo e Canegrati. Ne parla lo stesso collaboratore del politico del Carroccio in una telefonata intercettata del 27 maggio 2015 e riportata nell’ordinanza con tanto di spiegazione:

“Canegrati – si legge – riassumeva al socio”, ossia a Longo, “gli accordi sugli introiti che gli sarebbero derivati dal favorire le sue attività imprenditoriali: 120.000 euro l’anno, 25.000 euro ogni nuova clinica fatta ottenere, una percentuale sulle aggiudicazioni degli appalti, la liquidazione di ? 1.500.000 alla vendita del gruppo”. A un certo punto della telefonata Longo dice di aver riferito al loro commercialista “quali sono i nostri accordi… che tu hai scritto su un pizzino…e gliel’ho lasciato lì”.

Negli atti, tra l’altro, viene evidenziato come Rizzi e Longo avessero costituito

“società estere ove fare convogliare il denaro frutto della ben più remunerativa attività illecita parallela a quella pubblica”.

Riguardo ai soldi trovati a casa di Rizzi, potrebbero corrispondere ad una tranche della tangente di 50 mila euro che sarebbe stata pagata dall’imprenditrice ai due politici. Denaro contante di cui Rizzi parla con la sua convivente il 17 gennaio 2015, scrive l’Ansa:

“Lidia Pagani, infatti, chiede al compagno: “Tu come fai con i pezzettoni da cinquecento che hai su…in mansarda?”. Rizzi: “Perché?”. Pagani: “E’ un casino adesso versarli”. E poi ancora la donna: “Quant’è che c’è su, quindicimila euro?”.

Il 18 febbraio cominciano gli interrogatori di garanzia, tra cui quello nel carcere di Monza di Rizzi, che ha fatto sapere di voler “chiarire tutto quanto prima e difendermi dalle accuse”, e di Longo, mentre a San Vittore si terrà quello della Canegrati. Quest’ultima in un’intercettazione ambientale si era vantata di aver percepito, dopo averlo incontrato, che all’ex asre lombardo alla Sanità Mario Mantovani sarebbe piaciuto “entrare a far parte di questa grande famiglia”. Affermazioni che hanno trovato l’immediata smentita del difensore del diretto interessato imputato a Milano per altre vicende.


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