Cronaca Italia

Fabrizio Corona, niente sciopero della fame per rispetto dei carcerati

Fabrizio Corona, niente sciopero della fame per rispetto del carcere

Fabrizio Corona, niente sciopero della fame per rispetto del carcere (foto Ansa)

MILANO – Fabrizio Corona, dopo un colloquio con i suoi avvocati Antonella Calcaterra e Ivano Chiesa, e dopo aver parlato con gli operatori del carcere di San Vittore, ha deciso di rinunciare allo sciopero della fame che aveva annunciato come forma di protesta contro la decisione del giudice della Sorveglianza di Milano, Beatrice Crosti, che ha respinto la sua richiesta di affidamento in prova in una comunità. Corona, da quanto si è saputo, ha preso “consapevolezza” del fatto che uno sciopero della fame non sarebbe una soluzione né “funzionale”, né “utile” e soprattutto non sarebbe “rispettosa” delle persone che lavorano nel carcere e che si occupano di lui da tempo e degli altri detenuti. Corona, infatti, “non vuole mettere in difficoltà” gli operatori di San Vittore.

Con il deposito delle motivazioni della sentenza che aveva cancellato le accuse sul noto caso dei 2,6 milioni di euro trovati in un controsoffitto e in Austria e non lo aveva ritenuto un “delinquente professionale”, sembrava in discesa la strada di Corona per ottenere un nuovo affidamento in prova. Dal Tribunale di Sorveglianza di Milano, invece, è arrivata una doccia fredda: il giudice Beatrice Crosti ha deciso che l’ex ‘re dei paparazzi’ deve rimanere in carcere, dato che ci sono “concreti elementi” che testimoniano la sua “attuale pericolosità sociale”.

Il giudice Crosti, in particolare, ha bocciato la “richiesta di applicazione dell’affidamento terapeutico in via provvisoria” in una comunità nel Bresciano, a 180 chilometri di distanza da Milano, presentata dalla difesa lo scorso 24 luglio. In prima battuta, il magistrato nel provvedimento spiega che l’istanza è “inammissibile” per ragioni tecniche, perché il fine pena per Corona è previsto per il 15 febbraio 2022 e, quindi, a fronte di un cumulo di pene per le varie condanne di 8 anni e 8 mesi, deve espiare ancora più di 4 anni. Tuttavia, il giudice fa anche una serie di valutazioni nel merito per rigettare la richiesta, distinguendo il buon comportamento da lui tenuto nel ‘primo’ affidamento quando era in comunità da Don Mazzi, dalle “plurime violazioni” commesse quando gli fu concesso nell’ottobre 2015 l’affidamento sul territorio e poté tornare a casa. Nel gennaio del 2016, ad esempio, venne trovato in auto “in compagnia di pregiudicati” e poi beccato in moto “senza patente”, mentre nel maggio 2016 andò in vacanza a Capri con la fidanzata senza autorizzazione (uscirono foto ‘hot’ sui media) e tutto ciò condito, a detta del giudice, dalle “assenze del Corona ai colloqui” al Sert “e ai controlli tossicologici”.

Per l’altro difensore, l’avvocato Antonella Calcaterra, però, “è un problema non solo di merito ma anche di metodo”, perché il giudice avrebbe potuto dichiarare subito inammissibile l’istanza e la ‘palla’ sarebbe passato al collegio della Sorveglianza, mentre ha lasciato passare “un mese e mezzo”. E ciò senza prendere in considerazione le motivazioni della sentenza del processo sui 2,6 milioni e nemmeno “la relazione degli operatori del carcere tutte favorevoli a Corona e al progetto di affidamento comunitario”. Secondo l’avvocato Chiesa, poi, “senza l’accusa della Boccassini che poi è caduta nel processo, Fabrizio sarebbe ancora fuori dal carcere”. Il giudice cita tra gli elementi per la bocciatura anche la condanna di tre mesi fa a un anno per un reato fiscale. Una sentenza con cui, però, erano state anche cancellate le accuse principali e annullata l’ordinanza che lo aveva riportato in carcere lo scorso ottobre. Era stato proprio a seguito dell’arresto, tra l’altro, che la Sorveglianza gli aveva revocato l’affidamento in prova. Ora, solo tra qualche mese, Corona potrà sperare in una decisione favorevole dopo un’udienza davanti al collegio della Sorveglianza.

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