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Fabrizio Corona non torna in carcere. “Reati perché si drogava”

ROMA – Fabrizio Corona non torna in carcere. “Reati perché si drogava”. L’ex ‘re dei paparazzi’ Fabrizio Corona può continuare a scontare il cumulo di pene residuo, poco più di 5 anni, in affidamento in prova ai servizi sociali. E’ l’effetto pratico della decisione del gip di Milano Ambrogio Moccia che ha riconosciuto all’ex agente fotografico, difeso dai legali Antonella Calcaterra e Ivano Chiesa, la continuazione tra i reati di estorsione, tentata estorsione e bancarotta per i quali è stato condannato in via definitiva.

Il giudice, che ha accolto la richiesta del pm Paola Biondolillo, non ha, invece, dato l’ok alla continuazione tra i tre reati e la corruzione (ha corrotto una guardia penitenziaria) e così la pena residua è aumentata di circa 8 mesi rispetto al precedente calcolo sul cumulo pene. Un aumento che, però, mantiene la pena residua (4 anni e 5 mesi più i ‘nuovi’ 8 mesi) sotto i 6 anni e, dunque, permette a Corona di proseguire con l’affidamento in prova ai servizi sociali. Altrimenti Corona avrebbe dovuto tornare in carcere per scontare la pena.

“Mi sono tolto un gran peso”. Corona, da quanto si è saputo, era “molto preoccupato di finire in carcere” e, dopo la decisione del gip da poco notificata ai legali, si è “tolto un gran peso”. “Sono cambiato. Per favore fatemi continuare il mio percorso di recupero in affidamento ai servizi sociali”, aveva detto nell’udienza davanti al gip di sei giorni fa Corona, condannato per estorsione nei confronti dell’ex bomber della Juventus, David Trezeguet, per tentata estorsione per la vicenda dei cosiddetti ‘fotoricatti’, per bancarotta per il crac della sua agenzia fotografica e per aver corrotto una guardia penitenziaria per fare entrare in carcere una macchina fotografica, quando era stato arrestato nell’inchiesta ‘Vallettopoli’.

Reati colpa della droga. La “condizione di tossicodipendenza” di Fabrizio Corona “ha condizionato, contribuito a causare” le sue “condotte delittuose”. Lo scrive il gip di Milano Ambrogio Moccia nel provvedimento con cui ha riconosciuto la continuazione tra i reati di tentata estorsione, estorsione e bancarotta e ha aumentato il cumulo pene per l’ex agente fotografico di soli 8 mesi (il residuo pena è 5 anni e 1 mese) consentendogli, dunque, come effetto pratico, di proseguire nell’affidamento in prova ai servizi sociali e di non tornare in carcere. Per il giudice, infatti, Corona, quando commise un’estorsione ai danni di David Trezeguet, quando tentò di estorcere altro denaro nel caso dei cosiddetti ‘fotoricatti’ e quando provocò il crac della sua agenzia fotografica, agì in un “contesto” del “tutto omogeneo” caratterizzato anche dalla sua “sfrontatezza operativa” e dalla sua “disinvoltura criminosa”. E su tutto ciò, scrive il gip, incise anche “lo stato di tossicodipendenza, incontestabilmente provato in atti”.

Dal carcere all’affidamento ai servizi sociali. Lo scorso 27 ottobre, l’ex agente fotografico, prima scarcerato dopo due anni e mezzo di detenzione e poi affidato alla comunità di Don Mazzi, è potuto tornare a vivere nella sua casa a Milano perché ha ottenuto, come chiesto dai legali Chiesa e Calcaterra, l’affidamento in prova “sul territorio”. Lo scorso luglio, poi, è stato anche ‘ammonito’ dal giudice del Tribunale di Sorveglianza Giovanna De Rosa per una vacanza a Capri non autorizzata, con tanto di foto su uno yacht pubblicate sulle riviste di gossip.

Tanto che il giudice ha stabilito una restrizione sulle prescrizioni dell’affidamento, compreso il divieto di allontanarsi dalla Lombardia. Nel 2014 l’allora gip di Milano Enrico Manzi aveva portato il cumulo di condanne definitive a carico dell’ex ‘fotografo dei vip’ da 13 anni e 2 mesi a 9 anni. Cosa che gli ha fatto ottenere la scarcerazione e l’affidamento in prova. La Procura aveva impugnato la decisione e dopo una serie di rimpalli tra Cassazione e Corte d’Appello, il caso è ritornato al gip per una nuova decisione. Il giudice ha stabilito un aumento sul cumulo di 8 mesi (il residuo pena è ora 5 anni e 1 mese) che consente, comunque, a Corona di restare in affidamento.