Cronaca Italia

Facebook, pagina contro Napoli: “Aboliamo il piagnisteo napoletano”

Facebook, pagina contro Napoli: "Aboliamo il piagnisteo napoletano"

Facebook, pagina contro Napoli: “Aboliamo il piagnisteo napoletano”

NAPOLI – Su Facebook una pagina contro Napoli: “Aboliamo il piagnisteo napoletano”. Dopo alcune settimane l’avvocato Angelo Pisani, preso anche lui di mira dai post, riesce a farla chiudere, ma chiede che il social network di Mark Zuckerberg si prenda le proprie responsabilità e paghi per quelle offese.

La pagina, spiega Gennaro Morra sul Mattino, per giorni ha pubblicato

non solo offese generiche, ma spesso venivano prese di mira singole persone protagoniste di tragiche vicende: Ciro Esposito, il tifoso del Napoli ucciso nel 2014 da un ex ultrà della Roma; Tiziana Cantone, morta suicida un anno fa dopo la diffusione on line di un suo video h**d; Salvatore Balzano, anche lui suicidatosi la settimana scorsa dopo aver pubblicato dei video proprio su Facebook con cui annunciava la sua tragica intenzione.

Così l’avvocato Pisani ha deciso di denunciare la pagina, e ha annunciato la sua decisione in un post sempre su Facebook:

“Ad essere prese di mira dal gruppo di bifolchi sono in primis bambini innocenti rimasti vittima di gravi malattie e poi giovani vittime della violenza razzista come il tifoso Ciro Esposito (il cui assassino ultrà ha appena subito anche in Appello una seria condanna), nonché gli abitanti della Terra dei Fuochi, morti uno dopo l’altro per i veleni che proprio le industrie del Nord sversavano nelle loro terre”.

Pisani ricorda anche una sentenza della Corte di Cassazione che in passato si è pronunciata su un caso simile:

“Il precedente richiamato nell’atto è quello di Donatella Galli, la leghista recentemente condannata con sentenza definitiva, su denuncia proprio dello stesso Pisani, perché proprio attraverso i social network propagandava l’odio xenofobo”.

Infine, si chiarisce che l’obiettivo della querela non è solo quello di far individuare i colpevoli e punirli, ma anche di verificare le responsabilità del social network:

“Non esiste solo l’intento di identificare e punire i colpevoli facendo cessare questa barbarie, ma anche accertare la responsabilità dei social che non intervengono a tutela delle vittime”.

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