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Farooq Aftab, pachistano espulso da Italia: “Metto bomba in aeroporto Orio”

ROMA – Una bomba in aeroporto a Orio al Serio, oppure in una enoteca frequentata, perché “gli europei devono avere paura”. L’obiettivo non era importante per Farooq Aftab, il pachistano espulso dall’Italia e che dal 2015 cercava di unirsi alla jihad. Il pachistano era entrato nel mirino delle autorità italiane, che attraverso le intercettazioni hanno scoperto il suo desiderio di mettere bombe e uccidere gli infedeli che “ammazzano i musulmani”. Un delirio di intenzioni terroristiche in cui tentava di coinvolgere anche la moglie, a cui aveva insegnato a guidare per poter fare un attentato.

Marco Grasso sul Secolo XIX scrive che il pachistano era ossessionato dalla guerra in Siria e dagli attentati, cercava di mettersi in contatto con la jihad e nella sua casa aveva fatto un giuramento privato all’Isis e al califfato prima di essere arrestato ed espulso:

“La macchina costeggia l’aeroporto di Orio al Serio e le sue piste, ma non è un viaggio quello a cui sta pensando l’uomo alla guida: «Vedi – dice rivolto a un paio di amici, mentre indica con la mano gli aerei oltre la recinzione – se uno vuole, non è difficile organizzare un attentato qui». È la seconda metà del 2015 e Farooq Aftab è sempre più ossessionato dalla guerra in Siria e dagli attentati che stanno insanguinando l’Europa, una risposta «giusta» contro «chi ammazza musulmani». Più passano i mesi – osservano con preoccupazione gli investigatori – e più opinioni politiche e religiose radicali del giovane immigrato pachistano si sovrappongono in modo sempre più difficile da distinguere a un crescente disagio mentale. Cambiano gli obiettivi, come quando a Capodanno del 2015 passa davanti all’enoteca di Vaprio D’Adda, in provincia di Milano, dove vive, e pianifica di distruggerla «con una bomba» o «a colpi di kalashnikov», «così la gente poi ha paura». Ma in testa, rimane un chiodo fisso: «La jihad è la cosa più importante di tutte. Gli europei devono avere paura»”.

Il pachistano continua a pianificare attacchi terroristici in nome della jihad, anche se non è direttamente legato a loro, ed è nel dicembre 2015 che l’ossessione di questo magazziniere di Decathlon di 26 anni diventa più evidente anche nella sua stessa casa:

“È il dicembre del 2015. La trasfigurazione di Aftab diventa sempre più evidente anche tra le mura domestiche. Picchia la moglie, vorrebbe che si mettesse il burqa. Al tempo stesso ne cerca la complicità: «Facciamo un attentato in Europa. Andiamo a cercare dei militari. Uccidiamo 2-4 persone ed è finita la storia». Aftab sembra sempre più instabile. È il 25 marzo, la fine della Settimana Santa. Sta passeggiando per il paese e si imbatte in una folla di fedeli fuori dalla chiesa. «Scemi – li apostrofa – Miscredenti. Siete tutti scemi». E mentre le intercettazioni mostrano un (auto) giuramento di fedeltà al califfo Al Baghdadi, a voce alta, nella solitudine del suo appartamento, in lingua araba, i carabinieri del Ros registrano contatti con Ibrahimi Bledar, albanese espulso dall’Italia alcuni mesi prima e continua a catechizzare e sopraffare la moglie: «Io ti insegno a guidare la macchina – dice – così vai a uccidere gli sciiti in Iraq. E se non riesci ad ammazzare degli sciiti, uccidi dei militari. Tu staresti con i kafir, ti piacciono gli infedeli – le dice ancora lui – bisogna fare la jihad, è la cosa più importante. I musulmani stanno morendo. Bisogna partire, io sono pronto a lasciare anche i parenti». È il segnale finale, quello che spingerà gli investigatori ad accelerare l’intervento”.


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