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Fausta Bonino, avvocato: “Minacce su Facebook”

PISA – L’avvocato difensore di Fausta Bonino, avvocato Cesarina Barghini, ha detto di esser stata minacciata su Facebook da qualcuno che l’avrebbe invitata a farsi un’iniezione di Eparina, il farmaco anticoagulante con cui sono stati uccisi 12 dei 13 pazienti dell’ospedale di Piombino (Livorno). Lo ha riferito ai giornalisti la stessa legale fuori dal carcere di Pisa, al termine dell’interrogatorio di garanzia reso dalla Bonino al gip.

“Giuro sui miei figli che sono innocente”: lo ha detto l’infermiera Fausta Bonino rispondendo nell’interrogatorio di garanzia. Bonino è stata sentita in carcere a Pisa dal gip Antonio Pirato. L’interrogatorio è durato due ore e mezzo e vi hanno partecipato anche il procuratore capo di Livorno, Ettore Squillace Greco, e il pm Massimo Mannucci, oltre al difensore, avvocato Cesarina Barghigi. Fausta Bonino, l’infermiera dell’ospedale di Piombino (Livorno) accusata di avere ucciso 13 persone “dirà la verità e che cosa è successo davvero in modo di colmare alcune lacune delle indagini”. Così il suo legale Cesarina Barghini, prima dell’inizio dell’interrogatorio di garanzia nel carcere di Pisa.

”Serviranno anche investigazioni difensive da parte nostra per correggere gli errori commessi e per questo servirà tempo. Perché se c’è un killer in giro è ancora libero e ciò è inquietante”, ha poi detto il legale, secondo il quale “gli inquirenti sono stati abilmente depistati e dobbiamo chiederci come mai non è stato fatto il solfato di protamina, un antidoto che ha effetto immediato su qualunque emorragia”. Nel laboratorio di analisi dell’ospedale di Piombino si sarebbero accorti nel gennaio 2014, ovvero circa un anno prima dell’inizio dell’inchiesta, che qualcosa non andava nel verso giusto nel reparto di rianimazione dove lavorava Fausta Bonino. Lo riferisce il 3 aprile il quotidiano Il Tirreno. La ricostruzione, secondo il quotidiano, sarebbe contenuta nei verbali di carabinieri del Nas che indagano sui presunti omicidi nell’ospedale Villamarina. Nel laboratorio di quell’ospedale, scrive Il Tirreno, qualcuno si accorse subito, per esempio, che non tornavano i valori di Marco Fantozzi, ex centralinista dell’Asl di Livorno, il primo della lista di morti sospette. Qualcuno fece presente l’anomalia, anche se non per iscritto. Ma non fu preso in considerazione.