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Fausta Bonino: “Giuro sui miei figli, sono innocente”

PISA – “Giuro sui miei figli che sono innocente”: lo ha detto l’infermiera Fausta Bonino rispondendo nell’interrogatorio di garanzia. Bonino è stata sentita in carcere a Pisa dal gip Antonio Pirato. L’interrogatorio è durato due ore e mezzo e vi hanno partecipato anche il procuratore capo di Livorno, Ettore Squillace Greco, e il pm Massimo Mannucci, oltre al difensore, avvocato Cesarina Barghigi.

Fausta Bonino, l’infermiera dell’ospedale di Piombino (Livorno) accusata di avere ucciso 13 persone “dirà la verità e che cosa è successo davvero in modo di colmare alcune lacune delle indagini”. Così il suo legale Cesarina Barghini, prima dell’inizio dell’interrogatorio di garanzia nel carcere di Pisa.”Serviranno anche investigazioni difensive da parte nostra per correggere gli errori commessi e per questo servirà tempo. Perché se c’è un killer in giro è ancora libero e ciò è inquietante”, ha poi detto il legale, secondo il quale “gli inquirenti sono stati abilmente depistati e dobbiamo chiederci come mai non è stato fatto il solfato di protamina, un antidoto che ha effetto immediato su qualunque emorragia”.

Nel laboratorio di analisi dell’ospedale di Piombino si sarebbero accorti nel gennaio 2014, ovvero circa un anno prima dell’inizio dell’inchiesta, che qualcosa non andava nel verso giusto nel reparto di rianimazione dove lavorava Fausta Bonino. Lo riferisce il 3 aprile il quotidiano Il Tirreno. La ricostruzione, secondo il quotidiano, sarebbe contenuta nei verbali di carabinieri del Nas che indagano sui presunti omicidi nell’ospedale Villamarina. Nel laboratorio di quell’ospedale, scrive Il Tirreno, qualcuno si accorse subito, per esempio, che non tornavano i valori di Marco Fantozzi, ex centralinista dell’Asl di Livorno, il primo della lista di morti sospette. Qualcuno fece presente l’anomalia, anche se non per iscritto. Ma non fu preso in considerazione.

Racconta Il Tirreno che quando venne fuori il caso dei valori di Fantozzi era, appunto, il 13 gennaio del 2014.

Qualcuno lo fece presente, anche se non per iscritto. Ma non fu preso in considerazione. A dirigere quel reparto in quel periodo c’era il dottor Massimo Tanteri, un anestesista livornese. Ieri abbiamo provato a contattarlo ma il dottore ha detto che stava partendo e che preferiva non parlare di certe cose per telefono. A scanso di equivoci, il suo nome non è nel registro degli indagati. Né il suo, né quello di altri. Il capitano del Nas,Gennaro Riccardi, conferma che «l’unica persona sulla quale ci siamo concentrati è l’infermiera Bonino. In futuro? Non possiamo escludere il coinvolgimento di altre persone in questa vicenda». Un po’ quello che aveva già detto il pm Massimo Mannucci. Gli investigatori sembrano convinti che Bonino abbia fatto tutto da sola e quindi il coinvolgimento di altre persone sembra riferibile al mancato o insufficiente controllo. O alla sottovalutazione. Stando a quanto è stato messo a verbale, quella sottovalutazione c’è stata. Da parte di chi, è ancora da capire. Fatto sta che, dopo quella prima morte sospetta del gennaio 2014, se ne verificano altre sette nel corso di quello stesso anno: a giugno (Terside Milianti), settembre (Adriana Salti), ottobre (Enzo Peccianti), novembre (Elmo Sonetti) e Marise Bernardini), dicembre (Lilia Mischi e Alfo Fiaschi). Ma è soltanto nel 2015 che finalmente ci si muove. Anche qui, non senza difficoltà. Il dottor Michele Casalis a gennaio diventa il nuovo primario di rianimazione. In precedenza lavorava già in quel reparto e forse è per questo che prende un’iniziativa ad appena una settimana dal suo insediamento. Il 9 gennaio infatti muore un’altra paziente (Franca Morganti) e stavolta Casalis, insieme all’ematologo Fabio Pini, avverte il direttore dell’ospedale Irio Galli.